IMPENITENZA

Quella dell’impenitenza, come ieri a proposito di Priebke e Eichmann e dei Nazisti in generale, va presa come una scoperta, come quella copernicana:
è la scoperta di un’impotenza del pensiero, in individui  che si sono creduti potenti nella prepotenza di un brevissimo tempo (poco più di dieci anni):
è solo l’enormità del loro delitto a inibirci dal giudicarli degli stupidi, nonché dei banali.

Sono anni che qualifico così il “Diavolo”:
il problema del “Diavolo”, stupido e banale, è di non potersi pentire.

Ci resta da procedere nella scoperta, culturalmente sempre più inibita.

Suggerisco di procedervi, prima che nel Nazismo sul cui nocciolo ancora mi riservo, in uno dei miei tòpoi ricorrenti, l’innamoramento creduto e perfino addotto come amore:
da anni lo elenco tra altri tre tòpoi, l’istinto, l’ontologia, la religione, una famiglia a quattro dalla quale il mio pensiero ha divorziato da molti anni.

Il delitto è quello del confonderlo con l’amore, ma di questo delitto restiamo impenitenti.

A seguire, ma solo poi, l’impenitenza Nazi.

mercoledì 16 ottobre 2013

 

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