THINK! L’ORDINE GIURIDICO DEL LINGUAGGIO

Sabato domenica 28-29 settembre 2013
in anno 157 post Freud amicum natum

 

Scrivo questo Think! quasi quotidiano da più di sette anni (dal settembre 2006), preceduto dalla serie Bed & Board (2003-06):
con esso non faccio che dare seguito incessante ossia quasi quotidiano ossia vita psichica (ius semper condendum) al libro LOrdine giuridico del linguaggio del 2003.

Questo Ordine non ha successo da migliaia di anni – posso pensare che sia questo il “peccato originale” –, dunque non posso che attenermi alla coppia ambizione-modestia:
non c’è rivoluzione riuscita né palingenesi, ma può esserci termine di paragone permanente e incessantemente aggiornato.

A portata di mano com’è questo Ordine, pochissimi la allungano:
molti quando la allungano è per rubare (ancora il peccato originale cioè sostituzione, Ersatz in Freud).

Ad esso sono pervenuto via Freud.

Questo concetto di Ordine è quello di un aldilà sempre terreno – niente “fisime” celestiali –, che sia aldilà rispetto a un aldiqua permanente, e ossessionante, che condiziona tutta l’esperienza di tutti, fino alla povertà non francescana della psicopatologia (nevrosi, psicosi, perversione).

Tale aldiqua è una Teoria presupposta – onnipotenza di tale Teoria infernale!, anzi l’Inferno è tutto questa Teoria – che è toccato in sorte a Platone fissare (Cratilo):
è la Teoria, lasciata intatta da ogni Filosofia e ogni Linguistica [1], delle parole come nomi delle cose, nel disprezzo della considerazione delle parole come nomi degli atti ossia come frasi, al che avrebbe dovuto facilmente condurre la logica più semplice che si occupa appunto di frasi:
è nella provincia intellettuale del rapporto nomi-cose che c’è psicopatologia.

Tale Ordine essendo giuridico, ho potuto riabilitare la parola “normalità” strappandola all’oscuro pregiudizio parascientifico su di essa come statistica.

[Questo articolo sarà terminato a giorni, e comparirà come Presentazione dell’intero Think! nell’imminente pubblicazione di esso su IBS e Amazon come e-book.]

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[1] Lo stesso J. Lacan l’ha lasciata intatta, e così M. Foucault nel platonismo del suo celebre titolo Les mots et les choses.

 

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