IO VENGO DOPO

Un po’ di ordine, che è Ordine giuridico del linguaggio:
io vengo dopo, ma non perché venga prima tu, prima viene il pensiero, mio proto-agonista, mia rappresentanza del mio corpo, giuridica come tale perché valida verso terzi:
“tu” è “terzi”, non uno di un duo, e via con il cic-ciac psicologico-amoroso-spirituale.

Se fossi “Dio” e mi dessero del tu li manderei all’inferno.

Non ho mai apprezzato il libro più noto di Martin Buber, Io e tu (1923), perché non vengono prima né l’uno né l’altro:
il rapporto non è tra io e tu ma tra rappresentanze, nel lavoro, nel conversare, nel fare l’amore, nella psicoanalisi:
si applichi ciò che dico al bambino se non si vuole ammalarlo.

Lo dico senza spendere grandi speculazioni, ho fatto solo un’inferenza a partire dall’osservazione che il sogno è un caso del pensiero che lavora per me (idem il lapsus e perfino il sintomo).

É il senso del più celebre detto di Freud, “Wo es war soll ich werden”, “dove era es-pensiero deve succedere (accadere nella sequenza) io”:
anche in prima persona grammaticale-giuridica, “dove era es-pensiero devo succedere io”.

martedì 10 settembre 2013

 

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