IL PIL BESTIALE

Spendiamo molto, intendo soldi, per l’oscurantismo bestiale (vedi ieri e l’altro ieri), ossia per la bestia che crediamo in noi:
più e soprattutto prima che per l’oppio religioso, logicamente e storicamente preceduto dal dogma della bestia umana:
penso che senza la precedenza dell’oscurantismo bestiale non ci sarebbe religione, perché il pensiero precederebbe subito:
a partire dal bambino neonato, tanto biologico e niente bestia.

La scienza economica dovrebbe saper calcolare quanto costa in termini di PIL l’oscurantismo bestiale, ossia il dirottamento del pensiero individuale come risorsa, moltiplicata per miliardi di individui, nella direzione antieconomica del dogma bestiale (io ho già fatto alcuni calcoli empirici, impressionanti).

Il dogma dell’animalità è il programma dello spreco umano, dell’antieconomia detta oggi “crisi”.

martedì 17 settembre 2013

 

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