PORNOEDUCAZIONE

Una volta era proibita l’educazione sessuale a scuola, poi la si è introdotta, oggi se ne propone il coronamento pornografico:
bum!, plenitudo temporum.

Ridicoli tutti e tre i casi:
infatti i bambini già a cinque anni si sono cimentati intellettualmente e praticamente con i sessi e con i quesiti connessi, anzitutto quello dell’amore collegabile alla vita sessuale:
la rimozione di questo fatto d’esperienza rende poi sessualmente puerili gli adulti, come si vede se solo aprono bocca al riguardo:
la vergogna, ritorno del rimosso, è il sentimento comune del nevrotico.

Il primo è stato Adamo, poi giustamente ridicolizzato con quella ridicola foglia di fico:
ha origine nevrotica la stessa parola “vergogne” o “pudenda” per designare gli organi sessuali, come pure l’idea che gli abiti servono a coprire anziché a presentare.

L’uguaglianza delle foglie di fico, tutte verdi senza neanche la distinzione in rosa e azzurro, veicola un’allusione omosessuale, il gender celestiale dell’omologia.

A volte il nevrotico ne esce ma solo per entrare nella perversione:
stanno in questa i più diversi esibizionismi, perfino spirituali come quello dell’“anima nuda davanti a Dio”, brrr!:
come si è fatto a non accorgersi che questo spiritualismo equivale alla bestemmia “Dio guardone!” (dell’ontologia sessuale), e in ultima analisi pedofilo.

Io non partecipo a questa discussione sui comici mezzi dell’educazione sessuale
– è molto importante saper decidere a quali discussioni partecipare e a quali no -,
comica essendo la stessa espressione “educazione sessuale”.

Quando l’amore è economia, vedi ieri, non accetto neppure discussioni sulla causalità del “fare sesso” e sulle sue possibili o necessarie proibizioni:
la suddetta nobile attività è l’attività finalmente nobile che delle persone si concedono come supplemento, né proibito né obbligato, come sequela contingente o sanzione graziosa dell’amore come produzione di bene-ficio.

Nella pornografia si salva talvolta la pornostar, quando sa presentarsi nell’abito invisibile di una recitazione pregevole, grafia che non ha il porno come oggetto.

Egon Schiele ha una grafia del porno che lo copre di stracci, Lumpengeschlecht, e ha ragione perché il sesso straccione è l’idea più comune del sesso, appena un passo prima del corpo putrefatto, bunga bunga.

giovedì 2 maggio 2013

 

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