DIFESA

Edito nuovamente un’asserzione di J. Lacan:
“Lo psicoanalista si fa guardiano [difensore, ndr ]della realtà collettiva,
anche se non ne ha la competenza.”

Non bisogna difendere la psicoanalisi – un errore molto comune –, perché è questa a difendere.

Essa difende la realtà collettiva – potrei dire la pace come relazione del singolo con tutti gli altri –, proprio come difende il singolo nella sua patologia:
in questa agisce una difesa sì ma inefficace e dannosa – i “meccanismi di difesa”, anzitutto la rimozione –, proprio come nel diritto penale si parla di “eccesso di difesa”, che a suo volta va incontro a una sanzione.

Difendere la psicoanalisi in sé, finisce nello e parte dallo spiritualismo mistico, come da una verità superiore e inverificabile, extraterritoriale cioè extragiuridica (mistica).

Qui sto anche riproponendo il documento Il difensore della salute (leggi), da cui tra altre cose vengono difese tutte le psicoterapie, senza alcuna confusione della psicoanalisi con le altre.

Per completezza, ricordo che ormai faccio precedere alla psicoanalisi quello che chiamo “pensiero di natura”, che è una giurisprudenza universale che ha quella come una sua applicazione.

Il pensiero di natura ha il potere giurisprudenziale di difendere perfino “Dio”, posto che esista:
infatti lo difende da quegli attributi assoluti – onnipotenza, onniscienza – che ne fanno un Idiota maiuscolo.

In generale nessuno dovrebbe essere un polo di attributi, poco importa se “onnipotente”, “cocco di mamma”, “scarrafòne”, “intelligente”, “bello”, “amore mio”, “testa di c…” o “sommo bene”:
è a partire dagli attributi, o Teorie, che inizia la patologia che definisco, in generale, come perdere la testa, o la bussola.

lunedì 27 maggio 2013

 

THINK!

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