GRATUITÀ

Fa coppia con “libertà”, anzi coincide:
in ambedue i casi l’atto non è il prodotto di causalità naturale, né di causalità coatta o psichica, né socioeconomica, né della libertà-moralità kantiana causata negativamente dalla deprivazione di passione e interesse:
è una morale per poveracci a favore di oscuri trafficanti.

Risulta falso l’uso della parola “gratuito” quando designa una patologia, come nella violenza “gratuita”, nel vandalismo “gratuito”, nel terrorismo “gratuito”, nella “gratuità” dell’amore ossessivo o formazione reattiva:
è ciò che correntemente si predica quando si predica “L’Amore”:
nell’“Amor di Dio” si dà correntemente a “Dio” del nevrotico ossessivo a sottinteso sadico, con il pretesto del “mistero” dal significato “non si sa perché lo fa ma tant’è”, deus vult.

La gratuità si chiarisce per differenza tra i regimi secondo cui vivono passione e interesse:
un regime è quello dell’oggetto (la prima versione della “pulsione” o legge di moto), in cui non può esserci gratuità ma solo stupido spreco coatto, anche della vita oltre che dei beni, come nell’innamoramento.

L’altro regime è quello detto dell’appuntamento:
in esso l’a-tu-per-tu micidiale è decaduto lasciando posto libero a un atto autonomo a favore dell’atto dell’altro con profitto proprio:
c’è lavoro dei due partner, coproduzione senza collaborazione, il lavoro rimane individuale.

“A favore” è la gratuità, a regime economico senza calcolo economico.

Fondamento è l’affidabilità – innocenza e non contraddizione – dell’altro come fonte di eccitamento-vocazione al moto per il soggetto:
l’offerta di un tale altro veridico sarà la passione, o desiderio, o moto del soggetto già nel suo pensiero.

Sento ancora chiacchiere su “Dio”:
non mi occupo della sua esistenza ma della sua affidabilità, che è un giudizio e non un attributo:
postane l’affidabilità, eccone l’esistenza.

Infine, in-fine, gratuita è la meta, finalmente senza destino che esclude la gratuità.

 

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