DOTTORE DEL BUCO …

É nota questa brevissima canzoncina – della serie “For he is a jolly good fellow” –, ammessa da tutti nella sua trivialità verbale:
sappiamo che è rivolta, con il solito detestabile sorrisino sulle labbra, dagli amici (chiamiamoli così) ai neolaureati.

L’ho risentita da poco, in occasione della laurea in economia di mio figlio:
occasione in cui ho fatto osservare, tra chiacchiere diverse, che propriamente la nobile canzoncina non nasce per i neolaureati in generale, bensì solo per quelli in medicina, ai quali viene predetta la modesta professione di medici del celebre organo (non meno nobile di ogni altro, comunque).

C’era ovvietà nella mia osservazione, il che preparava il terreno a una giovane neolaureata che ha commentato di non averci mai pensato, e ha detto bene:
ha detto bene che c’è un parlare senza sapere quello che si dice (il “significante” lacaniano), cioè la stupidità corrente.

C’è scarsa propensione del nostro intelletto a sapere quello che noi stessi diciamo.

Di qui partirebbero più defluenti, ma oggi non defluisco più.

Riprenderò lunedì 29 aprile.

giovedì 25 aprile 2013

 

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