L’AMORE É VOLTAIRIANO

C’è quella nota frase di Agostino “Dilige et fac quod vis”, una frase metà buona metà cattiva.

La metà buona è la scelta del verbo “dilige” (non “ama”), un verbo che significa preferire, apprezzare, aver caro, cioè preferenza già in atto, con equivalenza di “diletto” e “prediletto”.

La metà cattiva è la seconda parte della frase in quanto superflua anzi peggio perché, rimandando l’atto al volere, dichiara inetto l’atto già presente nel diligere negandolo come già presente, atto in cui la scelta c’è già senza neppure nominarla e senza neppure sollevare il problema della scelta:
è nell’anoressia che il mangiare viene fatto passare alla scelta, e allora non si mangia più:
ma in verità è il mangiare che non è più diletto.

Traduco dilige con “mi va”, ossia un moto autonomo si con-pone per gradito assenso con il mio.

Dilige non è sinonimo di ama bensì conferisce senso a questo verbo altrimenti insensato:
esso ha il senso della cultura-coltivazione della dilezione, proprio come si coltiva il giardino (“Il faut cultiver notre jardin”, Voltaire):
è la coltivazione che fa l’uomo colto.

Incultura della Cultura.

martedì 12 febbraio 2013

 

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