É “DIO” CHE LI MANDA

intendo i bambini.

Lo dico anch’io da miscredente, ateo, irreligioso (qualcuno ha afferrato ciò che intendo).

É un’espressione che andava ancora forte all’epoca dei miei nonni.

Considero sensato questo fideismo che io non ho – anche Tommaso d’Aquino sarebbe d’accordo con me, dato che contava sulle “cause seconde “ –, perché abolisce l’equivocissimo “desiderio” di avere un bambino, in cui Freud individuava il desiderio di colmare una mancanza che non esiste se non come Teoria.

Sappiamo che il bambino la colmerà come “scarrafone” (Gregor Samsa o Odradek), l’oggetto a di J. Lacan:
anche un autistico soddisferà benissimo alla bisogna, dunque teniamolo d’occhio quel bravo desiderio di maternità:
non che il desiderio di paternità vada molto meglio.

Oriana Fallaci ha spinto quel “desiderio” fino al “bambino mai nato”, peggio del cassonetto e dell’aborto perché è solo un’Idea di bambino, tappabuchi teorico di un buco teorico.

Che è “Dio” che li manda significa semplicemente che nascono senza ipoteca, solitamente gravosa vita natural durante.

“Ipoteca” ha un sinonimo antico, esso è “destino”:
per quanto strano sembri, nella critica del destino coincidono Freud e il Concilio di Trento (che pure su tante cose l’ha fatta grossa), perché quest’ultimo ha condannato la figura del destino fino a vietare l’uso di questa parola (Vera Ferrarini nel recente Seminario di Urbino):
questo divieto avrebbe però dovuto vietarselo, perché così si vietava il riconoscimento della compulsione patologica, un riconoscimento che alla storia del cristianesimo non è mai piaciuto né riuscito.

Il primo fatto di cui resto grato ai miei genitori, è che mi hanno lasciato crescere come bambino di strada, ossia disponibile a tutti gli sportelli, dico tutti e un giorno ho trovato lo sportello Freud.

martedì 26 marzo 2013

 

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