PATER NON FAMILIAS

Sabato domenica 2-3 febbraio 2013
in anno 156 post Freud amicum natum

 

[Domenica: mi manca il tempo di scrivere questo articolo, mi limito a un suo paragrafo:]

Nell’antica Roma il pater familias aveva potere di vita e morte sui figli (vitae necisque potestas), poi decaduto ma rimasto anche oggi nel furioso Padre Ideale, padre di tutti i paranoici e querulomani sempre lì a brandire “diritti”:
potrà poi capitare che i figli uccidano il grosso idiota, e mal gliene incoglierà perché resteranno dei piccoli idioti, dei micro del pensiero (con i correlati deliri di “grandezza” tipici dei coniglietti dello spirito), che per esempio inventeranno la microeconomia distinta da quella macro e non sapranno come cavarsela con i derivati e il capitale finanziario.

Ho già detto e scritto anche venerdì che il vero parricidio (anche rinunciando alla parola tradizionale “padre”) è la distruzione del pensiero o anche logicidio o de-menza, che non si manifesta mai tanto bene come nell’indisponibilità a trattare senza fretta un lapsus o un sogno.

[In compenso aggiungo una breve nota:]

Zipatow

Dall’ultima notte mi resta questa parola, suppongo frase, Zipatow (o Tsipatov o Tzipatow),  che ho subito pensato come un nome russo da Cechov.

Non mi importa di non averne cavato nulla, al contrario potrei scriverla  a murales su un muro di casa mia come memento della non fretta e non frenesia cioè della non compulsione maniacale a conferire senso.

In cui si tratta della compulsione della coscienza, che è la figura ossessionante cresciuta nella modernità in sostituzione del sapere, quello che sarebbe accessibile a tutti coloro che si prendono il tempo, e che è indipendente dagli studi e da quel furioso ideale odierno che è chiamato “formazione”:
ripeto che la lettura, cioè il modo-principe di prendersi il tempo senza  meta prestabilita, non è gli studi.

Freud ha criticato la Cultura come bacillocultura, e ciò ne ha fatto un uomo colto.

 

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