TERRA PROMESSA

Riprendo lunedì 7 (vedi No terrasanta per nessuno), ricordando che in queste vacanze sono stato nello Stato di Israele, che io riconosco legittimo nel mio “piccolo” di individuo avente già una Costituzione, anzi due (rinvio ai miei video sulle due Costituzioni  http://www.youtube.com/user/giacomocontri).

Assumendo la Bibbia come testo-racconto, senza presupposti fideistici né teorico-teologici, bisogna trattare il quesito inevitabile dell’imputabilità dell’Altissimo come iniquo:
il quesito si porrebbe già per il sacrificio di Isacco, se non fosse che poi è  stato Lui stesso a ritirare il comando omicida:
con il che l’intero episodio assume il senso di proibizione dei sacrifici umani, che sarà trasgredito da Jefte in Giudici 8 (in analogia con il sacrificio di Ifigenia progettato da Agamennone).

Il quesito resta invece per il dono (?) della Terra detta Promessa, stante il non piccolo particolare che era una terra già occupata, almeno in parte:
salvo assolvere “Dio” dicendo che sono tutte favole puerili, l’imputazione è di istigazione alla sopraffazione, non certo santa solo perché divina.

L’imputazione cadrebbe se il mandato dell’Altissimo (“elezione”) fosse interpretato come missione di civilizzazione, sia pure in un’epoca non mite e con sgozzamento facile (ma la nostra epoca non è affatto più mite!, come si illudono in molti):
in questo caso anche la distruzione di Gerico da parte di Giosuè potrebbe ancora ancora starci, a condizione che seguisse una civiltà comune a tutti.

É ciò che hanno fatto i romani (non i greci), che non avevano certo la mano leggera, ma poi producevano una civiltà con un diritto o una Costituzione comune a tutti (“impero”), cioè non un regime di comando classificatorio-discriminatorio, in altri termini si sono portati avanti senza  aspettare nessuno neanche “Dio”.

Nella mia interpretazione abbiamo un “Dio” non teocratico bensì laico.

Poi l’Islam ha fotocopiato e aggravato l’interpretazione teocratica, mentre il cristianesimo si è attestato pateticamente su una mezza laicità.

Mi piace scoprire congetturalmente un “Dio” laico in partenza, come quando ha fatto l’uomo “a sua immagine” cioè senza impuntarsi sulla propria alterità, e con il mandato iniziale di essere legislatore [1]:
dunque popolo “eletto” sì, ma eletto-chiamato cioè mandato avanti per elaborare una soluzione legislativa uguale per tutti:
sappiamo che, rispetto alla mia interpretazione, le cose hanno preso tutt’altra piega.

Comprendo logicamente Gesù, un laico ante litteram, partito da ebreo come ogni altro ebreo, per avere giudicato il lavoro legislativo [2] ancora quasi tutto da fare (senza distruggere il precedente):
in particolare, sull’amore restava tutto da fare.

Accuso il Nazismo del crimine di Teoria generalizzata e agita (da anni riconosco la Teoria alla base di ogni patologia):
in mancanza di soluzione esso, capace di agire solo per Teoria, ha dedotto dalla Teoria (non dall’antisemitismo) che restava solo lo sterminio:
“soluzione finale” cioè esiziale anziché positiva come si dice “diritto positivo”, che il Nazismo non amava anzi lo tollerava appena per arrangiare i triviali affari correnti (come Kant).

PS

1. “Dono”? (vedi sopra):
la Teoria del dono è terribile perché è così perbene da non saperle dire di no:
anche i cristiani ne sono stati … conquistati (il “dono della vita” e simili truffe).

2. Nel corso del recente viaggio in Israele ho incontrato alcuni ebrei che confondevano ellenizzazione e romanizzazione:
questa confusione è insostenibile, perché nell’epoca precedente Gesù l’ebraismo si era ellenizzato, non certo romanizzato, tanto che ancora un millennio dopo Maimonide dovrà tornarci.

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[1] “Dio” ha cominciato da laico, quando ha incaricato l’Uomo (“Adamo” con Eva) di fare lui la legislazione, non il vocabolario delle cose cioè la Teoria platonica del linguaggio.
[2] Vedi nota precedente.

Mi piace collegare il nome “Gesù”, cioè Giosuè, al Giosuè biblico, per designare un Giosuè che prende un’altra piega.

venerdì 11 gennaio 2013

 

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