IL BUON POPOLO

Non sono politicamente indifferente, infatti ho un’idea differenziale per chi votare alle prossime elezioni.

Ciò detto, so anzi sappiamo già che comunque vada non sarà un gran che, nel migliore dei casi arriveremo a quel 5% che è il massimo di beneficio collettivo che si può e si deve esigere dalla “politica” cosiddetta quando va:
non parlo riduttivamente, sto solo riproponendo quel % che dico da tempo, ossia che il 95% della politica è fatta dalla nostra vita quotidiana a partire dalla prima frase del mattino, che è vita psichica, individuale.

Potrebbe accadere nefastamente che dalle elezioni esca invece un – %, ma il valore numerico di esso dipende dalla nostra vita quotidiana:
di cui i “politici” in genere non sanno niente nella misura stessa in cui non sanno niente della loro, del che sono ampiamente convinto su base osservativa-uditiva (in maggioranza sono inaudibili).

Il fatto che a volte siano brave persone non mi conforta, anzi la bravopersonaggine “popolare” che simulano incrementa la corruzione, se non ne è la causa:
il “buon popolo” sta all’origine dei mali del popolo
(non per questo approvo che il compagno Stalin lo abbia massacrato in massa).

Il “buon popolo” è un’antica costruzione teorica – teorico-politica: la peggiore politica –, coltivatissima da tutti i partiti che in ciò, benché differenti, sono omologhi.

E questo il populismo radicale, che rende inefficace la critica del populismo.

giovedì 20 dicembre 2012

 

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