RIBELLI O SINGLE

Un recente articolo [1] prende le mosse da Oliver Stone per discorrere dei ribelli (non con le armi in pugno) o degli indignados (più o meno sinonimi):
li definisce “dentro e fuori qualsiasi sistema”, insiders e outsiders, e accosta ribelli e santi.

Non mi oppongo, ma li trovo ancora subalterni all’idea di “sistema”, come tale creduto coerente e consistente, sistematico, mentre non pensano che il mondo e l’individuo che ne è elemento è incoerenza e contraddizione, e che il “sistema” altro non è che la sintesi raggiunta per censura e successiva sutura assai poco estetica:
la ribellione (motivata) tende all’estetica, è l’individuo come interiorità che si fa esteriorità o mondo, rimaneggia incoerenza e contraddizione con risultato assai poco bello:
è il problema delle discariche, e quelle psichiche sono le peggiori perché non psicodegradabili:
le discariche psichiche sono intrasistemiche, peggio dei rifiuti di Napoli.

Io sono per la toto-esteriorità purché duplice, infatti come pensiero-corpo io non sono meno esteriore della società, né meno dimensionato di questa, niente più piccolo/grande cioè una coppia di categorie di puro pensiero e non derivate dalla realtà:
piccolo/grande possono arrivare al delirio, di piccolezza come di grandezza:
illimitato, salvo patologia, com’è il pensiero, non ha alcun senso considerarmi “piccolo”, o piccolo mondo, rispetto all’universo  fisico e anche a “Dio” assurdamente ritenuto “grande”:
“Dio” è solo un nome del pensiero, cui non rifiuto esistenza personale:
ma questa è anzitutto affar suo, se la predicassi ossia la considerassi affar mio gli metterei le mani addosso.

Il pensiero è infinito, mentre la terra essendo tonda è finita:
la terra è abitata due volte, una finitamente l’altra infinitamente.

Al ribelle preferisco il single purché sia tale nella testa anche se sposato, che è poi l’antico eremita che troppo presto ha gettato la spugna, non meno tale se vive in un monolocale piuttosto che a Versailles:
è un soggetto che abita due volte senza sdoppiarsi tra privato e pubblico, che cerca partner non meno che universo per un profitto non solo suo:
nella critica del mondo ha la forza della partnership di pensiero, senza la solitudine del ribelle (che nessun “Potere” si sogna di contrastare se non per svista).

Un santo è imparagonabilmente critico, non ne lascia passare una – anzitutto alla censura –, senza la diseconomia solitaria dell’interiorità ribelle, e senza usare le armi che sa usare.

____________

[1] Arianna Finos, La svolta di Oliver: “Dal collegio al Vietnam le mie tappe della rivolta”, la Repubblica sabato 27 ottobre, 32-33.

lunedì 5 novembre 2012

 

THINK!

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