POST FREUD NATUM

Sabato domenica 27-28 ottobre 2012
in anno 156 post Freud amicum natum

 

Sabato e domenica sono i giorni del Signore nell’ebraismo e nel cristianesimo (il venerdì islamico non c’entra):
ho associato loro una nuova datazione storiografica, ad ambedue perché anche l’ebraismo è pensiero [1].

La nuova datazione ha inizio dalla scoperta di Freud come amico del pensiero, che è anche la scoperta, in cui Freud stesso viene poi a collocarsi, dell’amicizia del pensiero come tale – un nuovo significato della parola “filo-sofia” –, che è una novità nella storia del pensiero tanto quanto della vita quotidiana.

A tale scoperta si è associata quella delle sue due alternative, lesive quando non dolose, l’ostilità e l’indifferenza per il pensiero:
con questa terna si potrebbe riscrivere l’intera storia del pensiero.

Ebbene, in venti secoli di storia del cristianesimo non è avvenuta né la scoperta dell’amicizia del pensiero né quella del pensiero di Cristo come un pensiero a pieno titolo:
di esso ho sempre messo in luce, tra numerosi altri, l’articolo anti-ontologico, quello per il quale l’ente non si giudica né conosce dall’ente ma dal frutto, il che implica il lavoro produttivo, anzitutto quello del pensiero stesso (entra in crisi la permanente alleanza cristiana con il pensiero greco a partire da Parmenide e Platone).

Ecco perché dato la scoperta del pensiero di Cristo dopo l’era iniziata con Freud, pur essendo esso già scritto da venti secoli, proprio come il petrolio va datato dopo l’era del motore a scoppio, pur esistendo da millenni.

Va però osservata una differenza:
mentre la scoperta del petrolio-benzina ha immediatamente cambiato il mondo, il pensiero di Cristo resta lì, sotto terra (“sotto il moggio”), e non sappiamo neppure se qualcuno se ne accorgerà (l’ultimo Concilio ecumenico che non lo ha neppure sfiorato).
questo dubbio è motivato, infatti non solo il mondo ma anche le chiese mantengono intatte le quattro Teorie dell’uomo vecchio – istinto, amore, religione, ontologia – di cui il pensiero di Cristo è perfettamente esente.

Non stupisce il fatto che la storia del cristianesimo è anche quella in cui hanno avuto il massimo sviluppo nevrosi e perversione, benché già presenti nell’antichità specialmente greca (l’ho mostrato a più riprese nella tragedia greca, e nel pensiero platonico).

Non mi dilungo su quello che è stato il mio punto di partenza:
cioè la legge di moto dei corpi umani (la freudiana “pulsione”) come legge di moto la cui sostanza è di pensiero:
la “pulsione” assume la rappresentanza (Repräsentanz) della rappresentazione (Vorstellung) del corpo.

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[1] Questo articolo è occasionato dal primo incontro annuale della Società Amici del Pensiero il 13 ottobre, in cui un intervento (Igor Fradelloni) ha suscitato la questione della priorità storiografica di cui parlo.

 

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