IL BUON CERVELLO

Ho ricevuto da Ugo Teatini questa informazione:
[Roma 15 ottobre, Adnkronos salute] “Appena nati e già ‘al lavoro’ per ricordare le parole. Il cervello inizia infatti a ricordare i suoni linguistici molto presto, anche se sembra che le vocali siano più facili delle consonanti. Lo dicono Silvia Benavides-Varela e altri colleghi del ‘Laboratorio di linguaggio cognizione e sviluppo’ della Sissa di Trieste, diretto da Jacques Mehler, in uno studio pubblicato su ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’. La ricerca mostra come già nei primi giorni di vita sia possibile osservare attività cerebrale ricollegabile alla memoria delle parole”.

Tutto vero, replico io, senonché per sapere che il neonato con le parole ci si mette subito non occorre questa informazione, basta l’ osservazione quotidiana da parte di adulti purché non ancora troppo abbrutiti dalle loro Teorie sui bambini, senza aspettare le neuroscienze:
al quale sapere l’osservazione ne collega un secondo, ossia che le parole sono recepite – e non solo percepite o se si vuole sono percepite in senso economico – avendo come fonte altri che parlano nella realtà esterna all’orecchio del bambino, cioè che si tratta di relazione di un Soggetto con l’universo di Altri soggetti:
in generale, come ho ripetuto, a due anni il bambino nel linguaggio ha già battuto due volte Mozart nella musica.

Ho chiamato modus recipientis il pensiero come tale, appena descritto per mezzo dell’osservazione.

Per ottenere quel duplice sapere non abbiamo bisogno delle neuroscienze, che ignorano la facile osservazione:
ma esse non sono inutili perché forniscono un sapere supplementare, ossia che in questo già primario lavoro di relazione o pensiero il cervello ci si mette “di buzzo buono”, ossia che è un buon cervello, peraltro lo stesso per l’universa umanità.

mercoledì 24 ottobre 2012

 

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