GRANDE/PICCOLO (1)

Recentemente quel tale si è gettato da 39.000 metri per poi superare la velocità del suono e infine atterrare dolcemente col paracadute.

Una prodezza?, in ogni caso un esperimento scientifico.

Intervistato, ha detto un pensiero puerile (non il pensiero dei bambini):
che questa esperienza gli era servita a capire quanto fosse “piccolo”!, immagino rispetto alla “grande” terra o al “grande” cielo sopra di lui:
insomma, proprio mentre faceva la sua prodezza ha mancato di prodezza, che è virtù del solo pensiero, che non ammette la coppia piccolo/grande se non metricamente:
al pensiero non pertiene la distinzione piccolo/grande, eccetto che nella sottomissione patologica.

Il veleno psicologico di questa divisione si poi è fatto teologico:
ma se “Dio” vuole rispetto e perfino amore, deve mostrarsi all’altezza dell’uomo, di quell’uomo che non ha mai saputo essere alla propria altezza, e proprio per essersi diviso tra altezza e bassezza, tra grandezza e piccolezza.

Ciò che dico è almeno biblicamente logico, dato che si tratta di essere all’altezza di qualcuno fatto “a sua immagine e somiglianza”:
questa espressione è riferibile al solo pensiero, ma così dicendo mi scontro con tutte le forze dell’occultismo.

Non potrei essere islamico, ossia religioso, per la connotazione di “Dio” come grande, anzi più grande:
Maometto è stato un grande psicologo delle masse.

venerdì 19 ottobre 2012

 

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