“PLACIDO SI CHIAMAVA”

Ricordo F. F. dai tempi universitari, lui lettere io medicina, era affabile, colto, brillante, spiritoso, modesto, inventivo, buon compagno.

Ma poi un giorno inventò una canzone, parole e aria, intitolata come sopra che da lì a poco fu la sua via d’accesso a una schizofrenia patente da cui non uscì più (ma non ne so più nulla da dieci anni).

Intendo che il suo pensiero si è sempre più inoltrato nella palude della prima strofa:

“Placido si chiamava
altro io non so,
era un buono a nulla
che santo diventò.”

Nella comunità cattolica di cui era parte, e che adottò la sua canzone, nessuno colse l’insidiosità di queste frasi, che peraltro lo è anche per l’idea cattolica di “santo”, che qui risulta definito come chi non sa e non può:
io che mantengo valida l’idea di santo, lo considero uno che ha almeno un certo sapere e un certo potere.

Schizofrenia perché non c’è lavoro, come Narciso:
Narciso non lavora, vuole essere un puro ente, essere amato per quello che “è”.

La Costituzione individuale, ancora prima di quella italiana, enuncia “L’individuo è una realtà pubblica fondata sul lavoro”:
un 1° lavoro rispetto a un 2° lavoro, quello socialmente necessario.

venerdì 14 settembre 2012

 

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