IL NEURONE POETA

Lo stesso autore di ieri aveva già scritto un articolo dal titolo Il cervello in versi [1].

Esso inizia dicendo che il linguaggio poetico può “forgiare i neuroni”, e così andiamo già meglio perché, come scrivevo ieri, il fido neurone viene intellettualizzato (come il cane quando viene addomesticato).

Non andiamo affatto bene, invece, quando con il dogmatismo che denunciavo ieri viene scritto che:

“la poesia [è] uno degli eventi del cervello”, e che
“l’uomo (il suo cervello) ha creato la poesia”, o che
“i neuroni creano la poesia”,

il che va bene per una comica fumettistica con baldi neuroni che rimano
(ricordo un fumetto con spermatozoi che folleggiano).

Almeno, l’autore confessa poi candidamente, a proposito delle “aree attive del cervello” quanto alla poesia, che “il limite della metodologia è che non si sa ciò che in quelle aree succede”:
ma “encore un effort”.

Per finire, si dice che “l’animo [che cos’è?] esprime [?!] con la poesia quel che con il linguaggio
della razionalità non gli riuscirebbe”:
avete mai trovato qualcosa di più razionale, o se volete filosofico, della lirica leopardiana?,
siamo ancora lì a dividere oscenamente e oscuramente tra ragioni del cuore e ragioni della ragione?

Freud è quello che ha posto la parola fine alla disonesta scissione pascaliana.

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[1] Arnaldo Benini, Il Sole-24 Ore, domenica 17 luglio 2011.

giovedì 12 luglio 2012

 

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