L’INFERNO DEL “SOCIALE”

É lastricato di buone intenzioni:
caritative, psicoterapeutiche:
c’è perfino chi crede di potervi parlare il “linguaggio psicoanalitico” (che cos’è?, io non lo conosco).

Quelle brave “comunità” infernali (sadismo, melanconia, …), non dico che devono venire smantellate, ma più semplicemente e pragmaticamente venire pensate e gestite come alberghi, decenti benché non di lusso, ossia come aree di parcheggio a fini di ordine pubblico.

Oltre al personale di servizio, vedrei un infermiere(-a) esperto, e un buttafuori gentile in caso di rissosità;
la direzione a qualcuno che sappia orientarsi giuridicamente (oltre a saper scegliere il cuoco);
niente psicologi, o forse sì ma solo per dare lavoro alla categoria (l’abbiamo voluta come la bicicletta, ora non possiamo affamarli, trattiamoli almeno da “esodati”!);
eventuali psicoanalisti solo in incognito, e solo per bisogno (come gli psicologi):
ed è un peccato che eventuali psicoanalisti si perdano a lungo dietro questa “roba”.

Questi pensieri sul “Social” iniziavano in me tanti anni fa a Parigi, per esempio riguardo alle comunità della pur brava Maud Mannoni et Al.:
certi errori non li commettiamo perché siamo stupidi, bensì siamo stupidi perché li commettiamo.

É l’intera Teoria novecentesca dell’intelligenza a essere stupida, nel teorizzare che siamo intelligenti perché siamo … intelligenti.

mercoledì 13 giugno 2012

 

THINK!

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