LA VITA DEL SENSO OPPURE IL SENSO DELLA VITA O IL PARRICIDIO ADORANTE

Sabato domenica 16-17 giugno 2012
in anno 156 post Freud amicum natum

 

L’espressione “senso della vita” non ha … senso.

Invece c’è senso, e questo ha una vita.

É ciò che ha detto Freud con “pulsione”, ossia che c’è moto (quello di certi corpi detti “umani”), e che questo moto è rappresentabile con una → o meglio più d’una, coerente e consistente salvo patologia:
“senso” non ha … senso se non è rappresentabile da una → come in “Senso unico, one way”:
acquista senso la distinzione tra senso (del moto cioè reale) e significato (intellettuale).

Torniamo al solito “Dio”:
non ha senso dire che è il senso
– è la più grande sciocchezza della storia del cristianesimo, o peggio è una crudeltà sadica perché così io divento un astratto punto geometrico di una convergenza universale –,
si tratta di sapere se c’è senso (moto) in “Dio”, nel qual caso ha questo ha una vita.

L’interessante, come faccio osservare da tempo, è che Gesù dà ragione a me:
infatti realizzandosi come la mia stessa materia macroscopica, microscopica, submicroscopica (non come animale), ha avuto cura di farlo come “pulsione” ossia legge di moto, proprio come la mia, di quella materia.

Chiunque ha il diritto di dire che questo è il mito del cristianesimo, ma non è la legge di moto detta pulsione ad essere un mito, essendo una legge che posso mettere in formula:

S   ↔  AU m, f

e meglio ancora:

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Io sono credente (non nella “pulsione”, questa la so e anzi ne ho scritto io la formula), ma potrei anche metterla come mito, non ho nulla da perdere in ambedue i casi (non soggiaccio al disonesto ricatto di Pascal).

É dalla posizione di credente, il che significa prendere le cose al reale, che provo più gusto a strologare alcunché su quel celebre “Cielo” che poi, se è una cosa seria, è solo una nuova terra, qualcosa di meglio del New England del passato (che bruciava le streghe):
la fede asserisce che in esso ci sono già almeno due pulsioni sulle gambe, Gesù e Maria (che non ha alcun senso pensare come madre, e già nella puntata precedente lo è stata ben poco);
inoltre non ha senso escludere le altre due Persone (che sono date come tali per sola fede) dall’assumere anch’esse il senso di Gesù, ossia dal farsi “pulsione”:
altrimenti che gusto e sugo nonché senso ci sarebbe per loro?

Inoltre con che diritto le escludiamo dal regime della soddisfazione? (o dell’appuntamento), e so rispondere alla domanda:
i cristiani si vendicano su di loro, Gesù compreso, proprio come ha fatto Michelangelo nel Giudizio della Sistina (San Bartolomeo lo scanna, Maria lo butta via):
si vendicano per essere stati teologicamente (mal)trattati come animali graziosi e benigni, esclusi appunto dalla soddisfazione (l’istinto non ha soddisfazione, e ormai poco importa chiamarlo istinto o programma informatico).

Rappresentando i Tre come beati nella loro eternità senza tempo, abbiamo inventato il parricidio adorante:
che è venuto ad aggiungersi al figlicidio per negazione del pensiero del figlio reso handicappato celeste.

Nessuno l’ha fatta più grossa di noi cristiani ma in fondo, se non possiamo vantarci di essere migliori degli altri possiamo sempre vantarci di essere peggiori:
ci resta la chance iniziale di confessare, cioè asserire univocamente, che peccavimus e perfino nimis, cogitazione verbo opere et omissione:
il mio Amico il Papa potrebbe dirlo urbi et orbi.

 

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