Qualcuno è rimasto sconcertato per ciò che ieri e lunedì ho scritto del “Sociale”, ma più ancora per avere detto che non c’è “linguaggio psicoanalitico”.
Il fatto è che Freud ha dovuto fabbricarsi degli attrezzi lessicali che prima non esistevano dichiaratamente nella lingua, il che non significa affatto che abbia fondato un “linguaggio psicoanalitico”:
invece, ha introdotto delle fattispecie di azione e pensiero ancora non esistenti perché non riconosciute come tali.
Con ciò ha fatto un’operazione dantesca sulla lingua, ma a questo proposito dovrei scrivere uno dei tanti libri che non scriverò.
Ma gli psicoanalisti hanno creduto al “linguaggio psicoanalitico” ossia al clergyman verbale psicoanalitico, cioè si sono clericalizzati:
invece io da molti anni tratto la parola “pulsione” come designante il concetto di legge di moto di certi corpi detti “umani”, e la parola “inconscio” come designante il concetto di pensiero come tale in crisi (angoscia), e non una parte del pensiero.
Insomma, neppure gli psicoanalisti hanno realizzato il laico.
giovedì 14 giugno 2012