DI-TELISTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

Precede Freud papa-eremita, o Freud il confessore, di sabato-domenica u. s.

Tredici secoli fa della nostra era “cristiana”, nel VII [1], si è svolto un dibattito con morti e feriti di cui neppure un colto teologo odierno, a mio parere neppure Benedetto XVI, capirebbe il nocciolo in quanto attualissimo oggi nella vita quotidiana di ognuno, per non dire della disastrosa realtà economica collettiva:
io ci arrivo per avere sviluppato il pensiero del papa-eremita Freud.

All’epoca vigevano parole come “monotelismo” e “monoenergetismo” contrapposte a “ditelismo” e “dienergetismo”, incomprensibili:
rinuncio a legittime sottigliezze greche, per dire che la contrapposizione era tra una-sola-volontà e due-volontà, a che proposito?, ed ecco il punto:
il dibattito era “cristologico”, e si disputava furibondamente [2] se Gesù avesse una sola volontà o due:
neppure si sospettava, e ancor meno oggi, che la disputa, realissima nella nostra realtà sana o patologica, riguarda ogni uomo anche nella sua distinzione in uomo e donna, ossia che l’eresia non è solo un errore ma anche una patologia:
ma le religioni, e il cristianesimo proposto come religione, hanno sempre odiato il sapere sulla psicopatologia.

Il mio di-telismo sull’uomo data almeno dal 1994, 1a edizione di Il pensiero di natura, in cui iniziavo a parlare di “talento negativo”:
in una volontà un uomo intraprende, trama, briga, forca tutto ciò che vuole e può, secondo quel buon detto sui bambini “una ne fa e cento ne pensa” (le altre novantanove restano di riserva, ecco perché si diceva che i bambini hanno sette vite come i gatti) [3];
nell’altra volontà rinuncia ad averne una propria, ossia per una volta non intraprende allorché giudichi che l’altro mettendoci la sua gli renderà servizio oltre a risparmiargli la fatica.

Ciò che dico è facile e di comune esperienza, anche se molti si rifiutano a una tale comune esperienza:
si tratta del caso in cui uno dice al suo compagno o compagna “Fa’ tu” o meglio ancora “Pensaci tu”, quale che sia il contenuto possibile della rinuncia a una volontà propria.

Si ottiene una differenza di potenziale che produce lavoro.

Si vedrà che si tratta di rinuncia alle conseguenze di propri predicati (non tratterò i miei visitatori né secondo i miei miliardi di dollari né secondo le mie piaghe), ossia di rinuncia all’ontologia:
San Paolo lo ha detto di Gesù, bel colpo! ma è passato inavvertito.

La psicopatologia è tutta un monotelismo:
insonnia, anoressia mentale, narcisismo(-schizofrenia), innamoramento eccetera.

É solo un nome antico dell’autismo.

______________

[1] Si cerchino in Google le voci “Massimo il Confessore” e “Monotelismo”.
[2] Per il ditelismo a Massimo il Confessore hanno tagliato lingua e mano.
[3] Oggi non si dice più, e per questo per i bambini “butta male”.

mercoledì 6 giugno 2012

 

THINK!

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