CINQUE PEZZI FACILI SUL PAPA

Sabato domenica 09-10 giugno 2012
in anno 156 post Freud amicum natum

 

scritti di getto tra il 28 maggio e il 6 giugno.

Crisi del Papa nella crisi odierna

Scrive un papista (oggi solo un freudiano come me potrebbe essere papista [1]).

Con un granello di Pascoli osservo che “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole” (o nell’ombra), mi riferisco al sisma giornalistico mondiale su ciò che starebbe succedendo in Vaticano.

Un titolo giornalistico scrive “all’ombra del trono di Pietro”, ma:
non c’è un trono bensì una cattedra di Pietro (non universitaria, come insisto da tempo), perché da un trono si fa parlare altri, mentre dalla cattedra si parla in prima persona, e in questo caso urbi et orbi;
e l’ombra non è quella proiettata dal trono né dalla cattedra, bensì è un’ombra che vi è proiettata sopra:
quale?, è ciò che vedremo.

Solo una prima parola di ramazza:
nulla a che vedere con patetici romanzetti alla Dan Brown, per una volta c’è qualcosa di serio:
dico per ora che colgo un senso di dispiacere universale inatteso.

Inatteso, ma che cosa?:
in fondo tutti pensano senza dirlo che una Chiesa che non facesse “quelle cose lì” ci mancherebbe, ci dispiacerebbe:
“quelle cose lì” sono note anche ai sassi, sono le cose di “quegli scellerati preti” (Guicciardini).

Tutti i governi hanno un sito con i piani della guerra nucleare, e quand’anche Wiki- o Vati-leaks riuscisse a guardare nel buco della serratura, scoprirebbe solo segreti di Pulcinella con varianti.

Facciamo pure la lista di “quelle cose lì”:
nel passato ormai lontano c’erano la simonia, il nepotismo, le indulgenze, le reliquie (ricordate il teschio di Gesù Bambino?), il tutto nella generale corruzione a fiumi, e poi la lussuria papale e della corte papale;
in tempi più recenti ha fatto la sua apparizione lo IOR, con tutte le sue pulcinellate top secret:
ma di una Chiesa senza uno IOR che mangia i bambini ci sentiamo deprivati.

Dunque, quale è il non-segreto che c’è e si vede, ma non si vede solo perché si scotomizza? (verbo che un tempo usavamo):
vedremo un dispiacere universale.

Il dispiacere sul Papa

I miei Papi preferiti sono Pietro del Morrone (io contrasto Dante), Rodrigo Borgia, Giovanni Maria Mastai Ferretti:
sorvolo sul loro luogo geometrico, che penso di essere l’unico a conoscere.

Vengo ora a questo dispiacere universale, odierno e tardomoderno.

Premessa:
nel Papa come istituzione c’è qualcosa che mi va e mi è sempre andato, anche se dei 265 Papi esistiti ben pochi reggessero il mio giudizio, che come ogni giudizio è di piacere:
di questo giudizio ho dato formulazione in passato.

Il potere del papa non è nel comando:
oggi sta tremando un dogma inconfessatamente caro a tutti, cristiani e non, che chiamo il dogma papista, il precedente logico del dogma dell’infallibilità (che Pio IX voleva illimitata):
è il dogma per cui tutti amano il papa (salvo invidia), ma perché?

Il Papa è un individuo che riceve una singolare legittimazione, indipendentemente da qualità e meriti, a parlare urbi et orbi:
potrebbe non essere un ecclesiastico, e nemmeno un credente, e non avere “mani pulite” (figuriamoci se deve essere un teologo!), insomma i suoi pre-requisiti sono irrilevanti:
la sua legittimazione gli deriva dall’avere, nel parlare urbi et orbi, a disposizione l’intera comunità detta “Chiesa” come compagnia del suo dire:
essa lo accompagna bene o male (di solito più male che bene) ma non senza affetto (io ho conosciuto questo affetto fin dall’infanzia):
con il Papa la relazione è affettiva nel senso freudiano, in cui affetto e intelletto si articolano (non si giustappongono come nel caso dell’emozione).

In questa legittimazione il Papa rappresenta – diciamo per la grazia celeste dell’intervento personale del Santo Spirito – ogni individuo umano nel suo poter essere san(t)a sede, insomma nel suo poter essere intellettualmente-psichicamente a posto:
è la posizione S ↔ AU m, f  ossia dell’universalità del dire (è la posizione scavata da Freud e scovata da me).

Il colpo di grazia – il colpo di dis-grazia – all’autorità del Papa è stato dato dal colpo inferto a uno che non conosciamo (dal giornali apprendiamo che si chiama Paolo Gabriele, un “famiglio” sui generis) accusandolo di un inammissibile tradimento:
tradimento da parte di un innocente per definizione, uno che sul Papa aveva scommesso l’anima, uno dei tanti rappresentati dal Papa come ho definito sopra:
rovinare un uomo così ha significato peggio che rovinare Gotti Tedeschi o mezza dozzina di Cardinali, perché ha significato rovinare tutti in uno, e il Papa come istituzione di tutti.

Comprendo lo sconcerto del mondo a vedersi togliere il Papa, cioè la rappresentazione della possibilità sovrana di ognuno:
neppure Lutero ha smantellato il Papa, scisma a parte.

Dementia in cathedra Petri

Una parola ancora sull’innocente famulus del Papa da sei anni, Paolo Gabriele, che come un cretino avrebbe trasportato a casa sua, a due passi, quattro scatoloni di documenti vilmente trafugati al Papa:
la sola idea è così demente – penso alla dementia praecox di E. Kraepelin poi detta schizofrenia – che potrebbe solo provenire dal manicomio preferito del Vaticano.

Quello che ha privato il Papa di un famulus con infamia mondiale, è un demente imputabile come demente:
quando ero piccolo, ciò era il corrispettivo delle bombette puzzolenti, scagliate per rovinare l’atmosfera:
risultato, non c’è più Papa, e la cosa mi secca.

Il concetto “Papa” è laico, e penso di averci laicamente “preso”:
è uno che rappresenta ognuno nella sua salute o competenza in quanto individuo umano, ossia nella sua cat-olicità possibile ossia facoltà di parlare urbi et orbi:
per chiarire, l’opposto della cat-olicità è la dialettalità logica o logico-linguistica, l’impossibilità a parlare aldilà del “natìo borgo selvaggio” leopardiano:
che cosa sia la psicopatologia è stato eccellentemente definito dalla celebre frase di Leopardi:

Né mi diceva il cor che l’età verde
Sarei dannato a consumare in questo
Natìo borgo selvaggio, intra una gente
Zotica, vil (Le ricordanze).

Non faccio proselitismo cattolico quando rivendico come cat-olica la salute psichica in opposizione al borgo psichico o provincialismo mentale.

Freud ha lavorato in questo senso, che io ho non lasciato ma rinforzato.

Freud papa-eremita, o Freud il confessore

Non faccio mai lo spiritoso, documento ciò che dico.

Quando scriveva Per la storia del movimento psicoanalitico (1914) Freud aveva già sperimentato l’inconsistenza (concetto logico) dei suoi sedicenti seguaci, e l’avrebbe sperimentata di nuovo con flagranza anni dopo (1926-27, a proposito dell’analisi dei laici):
si è dunque risolto a fare il papa (documenterò questa parola), e papa-eremita (ho già detto e ridetto che “eremita” non significa solitudine).

Faccio precedere il linguaggio di Freud-papa nel primo paragrafo del suddetto Per la storia:
“Nessuno dovrà stupirsi del carattere soggettivo e della parte che alla mia persona è assegnata nei contributi che mi accingo a fornire sulla storia del movimento psicoanalitico. La psicoanalisi è infatti una mia creazione; per dieci anni sono stato l’unica persona che se n’è occupata, e tutto il disappunto che questo nuovo fenomeno ha suscitato nei contemporanei si è riversato sotto forma di critica sul mio capo. Mi ritengo dunque autorizzato a sostenere che ancor oggi, pur non essendo da tempo l’unico psicoanalista, nessuno meglio di me può sapere che cos’è la psicoanalisi [sott. mia], in che cosa essa si differenzi da altri modi di indagare la vita psichica, e che cosa con il suo nome si debba intendere rispetto a quello che sarebbe meglio indicare con una diversa denominazione. Rifiutando fermamente quello che a me sembra un atto di illecita usurpazione […] ”.

L’usurpazione (della parola “psicoanalisi”) continua oggi con aggravamento di modo e misura.

Freud dichiara:
io ho facoltà di asserire universalmente (urbi et orbi) e senza errore ciò che ho fatto.

Osservo che si tratta anche della facoltà della guarigione psicoanalitica (il paziente guarisce per univocazione del senso della sua patologia).

Per almeno alcuni secoli dell’era cristiana questo asserire è stato il significato del verbo “confessare”:
interessante al riguardo è il personaggio di Massimo il Confessore (579/580-662) nella disputa, oggi incomprensibile ma freudianamente interessantissima, sul “monotelismo” o “monoenergetismo” (io sono un ditelista dichiarato).

Dopo avere pubblicato nel 1926 La questione dellanalisi dei laici Freud, con un residuo atto di fiducia nei seguaci, ha lanciato nel 1927 su ampia scala il dibattito sull’argomento:
dovette constatare che nessuno ci aveva capito nulla (una problematica del tutto diversa da quella del tradimento).

Freud ha poi proseguito come papa eremita, ossia senza un drammatico-isterico dare le dimissioni dal movimento cui aveva dato inizio.

Mi piace constatare che non c’è un solo papa, ciò mi permette di apprezzare e sostenere criticamente (= giudizio) quello di Roma, anche se questo non sa più a che Santi votarsi, peggio che in gravissime crisi del passato.

É tragicomico che nessun Papa abbia saputo riconoscere in Freud un amico, un collega.

Di-telisti di tutto il mondo unitevi!

Precede Freud papa-eremita, o Freud il confessore, di sabato-domenica u. s.

Tredici secoli fa della nostra era “cristiana”, nel VII [2], si è svolto un dibattito con morti e feriti di cui neppure un colto teologo odierno, a mio parere neppure Benedetto XVI, capirebbe il nocciolo in quanto attualissimo oggi nella vita quotidiana di ognuno, per non dire della disastrosa realtà economica collettiva:
io ci arrivo per avere sviluppato il pensiero del papa-eremita Freud.

All’epoca vigevano parole come “monotelismo” e “monoenergetismo” contrapposte a “ditelismo” e “dienergetismo”, incomprensibili:
rinuncio a legittime sottigliezze greche, per dire che la contrapposizione era tra una-sola-volontà e due-volontà, a che proposito?, ed ecco il punto:
il dibattito era “cristologico”, e si disputava furibondamente [3] se Gesù avesse una sola volontà o due:
neppure si sospettava, e ancor meno oggi, che la disputa, realissima nella nostra realtà sana o patologica, riguarda ogni uomo anche nella sua distinzione in uomo e donna, ossia che l’eresia non è solo un errore ma anche una patologia:
ma le religioni, e il cristianesimo proposto come religione, hanno sempre odiato il sapere sulla psicopatologia.

Il mio di-telismo sull’uomo data almeno dal 1994, 1a edizione di Il pensiero di natura, in cui iniziavo a parlare di “talento negativo”:
in una volontà un uomo intraprende, trama, briga, forca tutto ciò che vuole e può, secondo quel buon detto sui bambini “una ne fa e cento ne pensa” (le altre novantanove restano di riserva, ecco perché si diceva che i bambini hanno sette vite come i gatti) [4];
nell’altra volontà rinuncia ad averne una propria, ossia per una volta non intraprende allorché giudichi che l’altro mettendoci la sua gli renderà servizio oltre a risparmiargli la fatica.

Ciò che dico è facile e di comune esperienza, anche se molti si rifiutano a una tale comune esperienza:
si tratta del caso in cui uno dice al suo compagno o compagna “Fa’ tu” o meglio ancora “Pensaci tu”, quale che sia il contenuto possibile della rinuncia a una volontà propria.

Si ottiene una differenza di potenziale che produce lavoro.

Si vedrà che si tratta di rinuncia alle conseguenze di propri predicati (non tratterò i miei visitatori né secondo i miei miliardi di dollari né secondo le mie piaghe), ossia di rinuncia all’ontologia:
San Paolo lo ha detto di Gesù, bel colpo! ma è passato inavvertito.

La psicopatologia è tutta un monotelismo:
insonnia, anoressia mentale, narcisismo(-schizofrenia), innamoramento eccetera.

É solo un nome antico dell’autismo.

_________________________

[1] So che qualcuno commenterà “Il solito Contri!”
[2] Si cerchino in Google le voci “Massimo il Confessore” e “Monotelismo”.
[3] Per il ditelismo a Massimo il Confessore hanno tagliato lingua e mano.
[4] Oggi non si dice più, e per questo per i bambini “butta male”.

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.