LE DUE SUPERSTIZIONI ANTICHE

Invitato al Seminario di Urbino di sabato u.s. [1] ho parlato, a proposito del pensiero economico di Freud, delle due superstizioni trimillenarie rimaste inossidabilmente moderne, ragion per cui è vero che non ci siamo spostati dai greci.

Esse sono:
1. che l’uomo è animale (“animale  razionale”, “politico”, “grazioso e benigno”), con irrazionale riduzione di biologico e materiale a animale;
2. che questo animale ha un piano superiore (come “desiderio di sapere”, “spirito”, “pulsione epistemofilica”):
l’anima è una superstizione subordinata.

Queste due superstizioni non erano né sono religiose, sono primariamente filosofiche [2], e le religioni si sono convertite secondariamente a esse.

Uno è laico quando le ha lasciate cadere, e Freud è il primo laico compiuto della storia.

Sotto il nome “psicoanalisi” Freud ha inventato la filosofia senza superstizione.

Nell’articolo del 1924 Il problema economico del masochismo, Freud mostra e dimostra l’umanità, cioè un solo piano, della costruzione intellettuale che ha inizio in certi organismi biologici poi detti umani:
primariamente ci sono eccitamenti che operano su questi organismi, i quali vanno incontro a un’elaborazione che possiamo solo chiamare “pensiero” (tra i casi di tale elaborazione, ossia secondaria, vi sarà anche l’eventualità dell’inclinazione sessuale, che dunque è perfino ridicolo, o superstizioso, considerare un istinto):
Freud ha ugualmente argomentato per l’inesistenza dell’istinto di conservazione individuale:
insomma, le cose stanno del tutto diversamente da come abbiamo creduto (non pensato) per millenni.

Freud è perfettamente comprensibile in quanto questa correzione di una superstizione millenaria, ed è stupido o disonesto non constatarlo, o qualificarlo come “superato” quando è lui che ha superato tre millenni di paralisi del pensiero:
paralizzato nell’idea che le leggi sono già date, mentre queste possono solo venire prodotte, proposte, poste (“positive”), condendae, artificiali:
“umano” significa artificio, compresi i peggiori artifici.

Se il lettore di queste righe si ritiene non già inebetito dall’incapacità di sorprendersi, provi a leggere le ultime tre righe dell’articolo freudiano per accorgersi che il pensiero economico, anzi il pensiero in quanto economico, non è privo di risorse:
anche in vista di quella ripresa per cui paghiamo dei politici:
sbagliamo quando crediamo che la sappiano più lunga di noi, mentre il nostro è solo un mandato.

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[1] Promosso da Maria Gabriella Pediconi, è il Seminario “Letture freudiane con il Pensiero di natura”, seduta finale di Sabato 19 maggio u. s.: “Economia”, lettura di Il problema economico del masochismo di S. Freud (1924).
[2] Occorre una certa impudicizia da parte mia nell’informare del Festival di Filosofia del 2006 a Modena, Carpi e Sassuolo, su “La forza dell’animale fragile”, così presentato: “Dal 15 al 17 settembre tre giorni di lezioni magistrali, spettacoli, giochi, laboratori scientifici e artistici: al centro di questa edizione l’essenza stessa dell’essere umano, in bilico tra le altezze dello spirito e gli abissi della bestialità”. Per raggiungere tanta bestialità occorrono davvero le altezze dello spirito! (Il Sole 24 Ore, 3 settembre 2oo6).

lunedì 21 maggio 2012

 

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