IL DISPIACERE SUL PAPA

I miei Papi preferiti sono Pietro del Morrone (io contrasto Dante), Rodrigo Borgia, Giovanni Maria Mastai Ferretti:
sorvolo sul loro luogo geometrico, che penso di essere l’unico a conoscere.

Vengo ora a questo dispiacere universale, odierno e tardomoderno.

Premessa:
nel Papa come istituzione c’è qualcosa che mi va e mi è sempre andato, anche se dei 265 Papi esistiti ben pochi reggessero il mio giudizio, che come ogni giudizio è di piacere:
di questo giudizio ho dato formulazione in passato.

Il potere del papa non è nel comando:
oggi sta tremando un dogma inconfessatamente caro a tutti, cristiani e non, che chiamo il dogma papista, il precedente logico del dogma dell’infallibilità (che Pio IX voleva illimitata):
è il dogma per cui tutti amano il papa (salvo invidia), ma perché?

Il Papa è un individuo che riceve una singolare legittimazione, indipendentemente da qualità e meriti, a parlare urbi et orbi:
potrebbe non essere un ecclesiastico, e nemmeno un credente, e non avere “mani pulite” (figuriamoci se deve essere un teologo!), insomma i suoi requisiti sono irrilevanti:
la sua legittimazione gli deriva dall’avere, nel parlare urbi et orbi, a disposizione l’intera comunità detta “Chiesa” come compagnia del suo dire:
essa lo accompagna bene o male (di solito più male che bene) ma non senza affetto (io ho conosciuto questo affetto fin dall’infanzia):
con il Papa la relazione è affettiva nel senso freudiano, in cui affetto e intelletto si articolano (non si giustappongono come nel caso dell’emozione).

In questa legittimazione il Papa rappresenta – diciamo per la grazia celeste dell’intervento personale del Santo Spirito – ogni individuo umano nel suo poter essere san(t)a sede, insomma nel suo poter essere intellettualmente-psichicamente a posto:
è la posizione S ↔ AU m, f  ossia dell’universalità del dire (è la posizione scovata-scavata da Freud).

Il colpo di grazia – il colpo di dis-grazia – all’autorità del Papa è stato dato dal colpo inferto a uno che non conosciamo (dal giornali apprendiamo che si chiama Paolo Gabriele, un “famiglio” sui generis) accusandolo di un inammissibile tradimento:
tradimento da parte di un innocente per definizione, uno che sul Papa aveva scommesso l’anima, uno dei tanti rappresentati dal Papa come ho definito sopra:
rovinare un uomo così ha significato peggio che rovinare Gotti Tedeschi o mezza dozzina di Cardinali, perché ha significato rovinare tutti in uno, e il Papa come istituzione di tutti.

Comprendo lo sconcerto del mondo a vedersi togliere il Papa, cioè la rappresentazione della possibilità sovrana di ognuno:
neppure Lutero ha smantellato il Papa, scisma a parte.

mercoledì 30 maggio 2012

 

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