COMUNISMO

Il comunismo bisogna desiderarlo, e questo caso è più che raro, lo si trova appena in tracce:
è su questo desiderio che il solido Marx aveva delle illusioni.

Lo si vede nell’indesiderabilità di un comunismo che pure è già a portata di mano per tutti:
è il comunismo del pensiero, e proprio nella definizione marxiana di comunismo come proprietà collettiva dei mezzi di produzione:
il pensiero è appunto un mezzo di produzione e al primo posto (ma chi lo dice?)

Era già Platone a dettare la linea del Partito anticomunista, e di un anticomunismo “viscerale” come si diceva una volta:
la dettava a partire da un classismo noetico, e infatti gli intelletti dovevano essere di due classi almeno, la classe molto ristretta di chi aveva l’“episteme” e quella di chi nel migliore dei casi aveva la “doxa”, a sua volta distinta in opinione illuminata e in opinione bestiona ossia quella dei più.

L’epistéme ha avuto subito i suoi caveau protetti, come il Simposio platonico o la Scuola di Atene dipinta da Raffaello.

La divisione in classi, con la sua possibile e frequente ferocia, è iniziata dal pensiero non dai mezzi materiali.

É questo il clericalismo, è epistemico, iniziato ben prima delle chiese e senza neppure bisogno di copertura religiosa (religioni e chiese lo hanno solo poi fatto proprio).

I latini dicevano coltamente

Sutor ne ultra crepidam” (Plinio il vecchio),

e in milanese

“Ofelé fa el to mesté”;

o anche

“Al contadino non far sapere (con quel che segue)”.

Succede però che poi il calzolaio, il pasticcere, il contadino, caschino due volte di seguito nella trappola o classe in cui sono stati tentati a mettersi:
1° che episodicamente vadano davvero ultra crepidam (un “peccato veniale” in fondo),
2° che credano che sia stato questo il loro errore, cioè che il rimprovero sia corretto, e allora sono perduti.

Sto parlando del Comunismo della Società Amici del Pensiero:
ma poiché in materia di comunismo del pensiero siamo quasi tutti degli anticomunisti viscerali (leggi “psicopatologia”), ne risulta che non so affatto quanto Soci ha la suddetta Società che pure mi onoro di presiedere:
pochissimi si sono trovati nella medesima situazione, e uno di questi non ha avuto voglia di trovarcisi troppo a lungo (come dargli torto?).

venerdì 4 maggio 2012

 

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