REALTÀ PATOLOGICA

Da tempio succede che ogni giorno giornali e telegiornali ripetono pagine sempre identiche a se stesse come rituali ossessivi, tanto che potrebbero sostituire le nostre ossessioni tradizionali (gas acceso, porta aperta, guardare sotto il letto eccetera):
a volte qualche articolo o almeno titolo fa eccezione, e il mio spirito riposa.

Molti direbbero che questa è la realtà e io non dico di no, salvo rammentare il mio buon maestro J. Lacan che diceva che la realtà è il “fantasma”, ossia non una fantasia bensì le nostre Teorie fatte realtà (come la guerra che è realissima):
avevano ragione Bibbia-Buddha a dire che “tutto è vanità”, ma realistica infatti è … la realtà.

La realtà è come lo stupro:
esso è reale e merita l’impiccagione su pubblica piazza, ma è anche la realizzazione di un pensiero povero-patologico (Teoria), infatti che sugo c’è a stuprare una donna? (jouissance de lidiot, ancora J. Lacan).

Ecco perché poi J. Lacan sentiva il bisogno logico di distinguere reale da realtà.

Non ho voglia di battere di nuovo la via lacaniana del reale come l’impossibile, per invece (non per contrapposizione) proporre il reale come il successo, il successo come l’accadere (geschehen, Freud), e l’accadere come del tutto diverso dal divenire dei filosofi (da tempo il mio esempio preferito è quello del Canale di Panama).

Mi si potrà obiettare soltanto che non può darsi accadere, ma che lo si affermi o lo si neghi  si sarà imputabili dell’asserzione.

giovedì 19 aprile 2012

 

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