IL COMUNISMO DEI POVERI …

… non c’è.

Mi trovo sostenuto dalla scoperta fatta da Raffaella Colombo del passo di H. Kelsen presentato in PRIMAPAGINA del sito di Studium Cartello (www.studiumcartello.it), dove si tratta della democrazia dei poveri:
anche Freud ha scritto della democrazia dei poveri, risultante dal parricidio dei figli in massa.

Non è soltanto che Platone era caricaturale, è che questa caricatura non è mai stata attuale e reale come oggi.

I Comunisti non sono mai andati d’accordo con i Sindacati, perché questi non potevano evitare di porre la povertà nella premessa, mentre il Comunismo faceva appello all’ambizione:
quell’ambizione che è iscritta nello stesso “discorso della montagna”, poiché vi si dice che “i miti (che significa?) erediteranno (nientemeno!) la terra”:
che è un enunciato formalmente comunista, di cui il Comunismo non è stato all’altezza, e proprio per questo la sua esperienza novecentesca è finita così male.

É stata più all’altezza l’infinita pazienza di Freud, che obiettava la fretta simultaneamente ai comunisti e agli americani:
si potrebbe anche chiamarla pazienza di Giobbe, a condizione di sapere che quest’ultimo non era quel masochista tollerante del dolore che tutti credono:
Giobbe è l’ira fatta virtù.

mercoledì 18 aprile 2012

 

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