“AMORE”?

Con virgolette e punto interrogativo perché questa parola non ha autonomia di significato, è solo un sinonimo (fungibile come tale):
sinonimo di intelletto (o intelligenza), di una forma di intelletto:
non cambierebbe nulla se parlassi di forma della frase.

In mancanza di ciò, la logica non è poi andata molto lontano:
e si sono  poi visti i soliti cristianucci preferire il paradosso.

La resistenza a questa sinonimia irriducibile è sempre stata massima (con l’eccezione millenaria di Medea):
negandola con soave ferocia si è generato occultismo e fanatismo, più irriducibili nelle ipostasi dell’amore materno e dell’innamoramento.

Il medesimo errore dal lato del pensiero sta nel definire quest’ultimo astratto rispetto all’amore, “concreto” e passionale:
É l’astratto pensiero a essere passione quando ha la forma suddetta:
anche come passio in latino ossia passività, cioè anche quando il moto o investimento o iniziativa o impresa cioè l’azione è partita da un altro:
non c’è amore senza passio del pensiero.

Freud ha chiamato “affetto” la forma del pensiero investito (come la forma della mano che stringe la coppa), e patologia la scissione pensiero/affetto.

Posto “amore” come sinonimo di forma di pensiero, questa diventa un discorso come termine di paragone per ogni discorso.

mercoledì 25 aprile 2012

 

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