UNA SCIENZA DELL’ORIENTAMENTO

Le ha dato inizio Cartesio, l’ha sviluppata Kant, l’ha conclusa – con ordinato e completo sapere positivo – Freud chiamandola, bene o male, “psicoanalisi”.

Per farsi avanti consiglio di leggere di I. Kant, Che cosa significa orientarsi nel pensiero (Was heisst: sich im Denken orientieren), Adelphi 1996:
rammento che I. Kant, di cui consiglio la lettura, è il mio migliore nemico che mi fa sempre compagnia per differenza.

Lui ha detto che il pensiero è un’Africa Nera (linguaggio ottocentesco) in cui orientarsi per mezzo del pensiero, e questo è stato poi Freud.

Io ho contribuito dando forma al pensiero (il “pensiero di natura”) con cui orientarsi nel disorientamento del pensiero.

Il cosiddetto “scientismo” è stato l’illusione che la scienza avrebbe orientato,  mentre è poi passata allo status di “cosa” in cui orientarsi.

Ma non è deprimente ciò che ho appena detto, perché fa bonificare il criterio di ciò che è scienza sul conto della competenza individuale anziché di un clero della scienza (la modernità, lo ripeto da anni, non ha mai raggiunto la laicità).

Da oggi dico che l’individuo, il single non il privato-interiore, è non solo la san(t)a sede del diritto ma anche della scienza.

So di non essere simpatico ai pretini della psicoterapia che si dedicano ai tapini del “disagio psichico”.

martedì 13 marzo 2012

 

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