MASCHIO/FEMMINA, UOMO E DONNA

Non per la prima volta ho restituito pan per focaccia a Freud senza rendermene conto.

Ho chiesto a più miei colleghi di aiutarmi a ritrovare dove Freud dice
“Maschio e femmina si nasce, uomo e donna si diventa”,
– ma dovrei distinguere tra accadere  divenire –:
per ottenere la risposta che non lo ha detto Freud bensì io, eppure non ci sono parole più freudiane, ossia pan per focaccia.

Mi era già successo anni fa, quando Genga non trovava dove Freud avesse parlato di “rifugio nella guarigione”, e aveva ben ragione di non trovarlo perché lui aveva solo parlato di “rifugio nella malattia”, mentre l’osservazione di un rifugio nella guarigione era mia, e la aggiungevo coerentemente a quella di Freud ritenendola sua:
e in fin dei conti non è poi strano che, lavorando nella stessa azienda, i meriti si omologhino pur rispettando la distinzioni:
in fondo, Freud è tutto qui – che uomo e donna si diventa –, compreso il fatto che quell’accadere è anzitutto di pensiero non di natura, un costrutto o artefatto.

Ma c’è un ma, perché ciò non chiude ancora la strada all’inquinamento idealizzante o educativo (l’inquinamento peggiore):
il passaggio dalla natura a uomo e donna, che non sono più natura se non nell’antefatto, è della medesima specie di quello dell’acino dalla materia bruta alla materia prima, passaggio intellettuale grazie alla scoperta (o invenzione?) della commestibilità, e altre elaborazioni ancora:
l’umanità sta tutta in questo passaggio dalla “cosa” o materia bruta alla materia prima, che nel caso dell’acino arriva fino alla metafisica compiuta della vinificazione.

La materia prima è solo umana, non c’è animale umano se non perché siamo asini nella testa.

Nel caso di uomo e donna si applica la domanda, seria e presa alla lettera:
“Ma che cosa vi siete andati a inventare?”
Uomo e donna possono venire male (come spesso si verifica):
quale è il criterio di questo male?:
è economico ossia il danno, e tutte le morali sono ambigue per il fatto di non avere il danno come criterio (1. danno emergente, 2. lucro cessante, 3. lucro non emergente).

Non ritorno sul fatto che l’ostacolo al pensiero ci viene dal pensiero greco antico, che ignorando l’accadere non poteva neppure cogliere che l’essere è nell’accadere, non è presupposto ma posto nella materia prima (nel frutto dell’albero) per mezzo del lavoro:
ma ai greci il lavoro non piaceva, il loro pensiero era schiavista anche quando erano democratici.

giovedì 16 febbraio 2012

 

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