1° LA FEDE NELLA SCIENZA

QUATTRO NOTE SULLA SCIENZA

 

Il problema della scienza è il suo successo molto limitato:
essa ha considerevolmente (quanto?, come?) cambiato certe condizioni della nostra vita organizzata, ma non ha cambiato le condizioni del nostro pensiero, nel suo orientamento quanto all’esperienza e al pensiero stesso.

Per la stragrande maggioranza – anzi per tutti, compresi gli scienziati considerati fuori dall’orario di lavoro –, l’assenso alla scienza è di fede non di scienza, come dire che non c’è pensiero scientifico.

La centrale intellettuale per cui assentiamo alla scienza è quella, non della fede-fanatismo in cui “fede” è un significante senza significato cioè senza testa, bensì della fede che dico io, quella razionalmente fondata come giudizio di affidabilità (consistenza e innocenza).

Quanto alla scienza, si tratta in generale di un giudizio di affidabilità con manica piuttosto larga e non troppo impegnativo, esteso a una categoria di persone, non immeritatamente ma secondo l’equivoco con un clero:
e a ben vedere, il clero della scienza non sono neanche gli scienziati, bensì i filosofi che parlano di scienza.

Una fede “tiepida” si diceva una volta.

É stato Freud ad aspirare a un pensiero statutariamente (cioè senza clero) scientifico, ma non si può dire che il clero della scienza lo abbia ascoltato.

Prima di proseguire, invito a riprendere ciò che da poco ho anticipato sulla scienza:
R.T. N., lunedì 16 gennaio,
e Il miracolo della forma, lunedì 23 gennaio.

mercoledì 1 febbraio 2012

 

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