L’UMILIAZIONE DEI CRISTIANI

Seguito di ieri.

Con questo titolo vorrei inaugurare una serie di opere dedicate all’umiliazione nei grandi gruppi umani:
nella serie, dedicherei la prima all’umiliazione detta “popolo” (aldilà del concetto squisitamente giuridico di questo, vedi H. Kelsen), come lebbra mascherata da paludamenti come “buon”, “semplice”, “concreto”…

In generale, potrei variare la traduzione dell’opera freudiana Il disagio nella civiltà, come Lumiliazione nella civiltà.

É da poco tempo che parlo dell’umiliazione come del pensiero, dicendo che essa parte dall’infanzia:
d’onde ogni patologia, ma anche ogni psico(pato)logia di massa.

La storia del cristianesimo – che mai ho rinnegato, diversamente dalla maggioranza dei miei coetanei di un tempo [1] – è una storia di umiliazione, subita prima e imposta poi:
l’umiliazione di partenza è quella imposta a Gesù stesso – il rifiuto di considerarlo un pensatore a pieno titolo –, subito ricaduta sulla testa dei cristiani.

Non proverò ora a scrivere questo libro di storia, al momento mi limiterò a descrivere di questa lo stato attuale (una descrizione già sottesa all’articolo di ieri):
ebbene, l’osservazione è che non mi è mai riuscito di trovare un mio confratello di cristianesimo all’altezza di pensare un pensiero semplice come il seguente:
che in questo preciso momento Gesù è affaccendato in qualcosa, per esempio ad attraversare 5th Avenue all’altezza della 49a per andare da qualche parte [2], ovviamente con la sua testa senza che nessuno glielo abbia comandato.

É questo asciutto pensiero a fare di me un credente:
e c’è pensiero, umanità, solo di chi attraversa la strada (S e A come scrivo da anni), che sia io  che sia Gesù.

La gran parte dell’arte sacra, in cui Gesù non attraversa mai alcuna strada, rappresenta l’umiliante inibizione del nostro pensiero a pensare Gesù come pensatore:
sostituito come imbecille su cieli barocchi (ma già di molto anteriori).

Mi consento un neologismo:
l’a-cristismo è un’invenzione cristiana, già teatrale in Dante ma oggi da avanspettacolo.

___________

[1] Oggi, a odiarmi di più sono proprio i miei coetanei di un tempo rimasti cattolici.
[2] Questa mia fantasia è dogmaticamente corretta.
Infatti, il dogma dichiara che Gesù è un Tizio “asceso al cielo”, ossia come motricità-sernsibilità-pensiero (= “uomo”);
quanto alla metafora del “cielo” non so come “Dio” la risolverà per dare comunque spazio e tempo al moto del corpo di  Gesù;
quanto a me mi aiuto rinunciando alla metafora e individuando una località non solo fisicamente terrestre ma anche civile;
d’altronde anche “Dio” dovrà rinunciarci in qualche modo, se non vuole rinunciare per primo al dogma che lo riguarda:
infatti quel famoso “aldilà”, o è una terra abitata o non è una cosa seria, e “Dio” stesso dovrebbe essere seccato a sentirsi attribuire di essere tanto ineffabilmente frivolo.
Tanto esige il dogma, prendere o lasciare.

mercoledì 21 dicembre 2011

 

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