LA MIA AMBIZIONE

Sabato domenica 17-18 dicembre 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

La massima ambizione è saper leggere-scrivere-fare di conto, insomma lavorare di carta e matita (nulla di arretrato rispetto all’era informatica).

Certo, precede l’udire, ma di questo il massimo esperto è il bambino precoce, quello che grazie all’udito a due anni di vita ha battuto Mozart due volte.

Ebbene, triplicemente analfabeti come diventiamo nei decenni, si rivela che la nostra prima pecca morale è il difetto di ambizione.

In questa, in cui il bambino è molto dotato senza saperlo, veniamo umiliati prima che asserviti e impoveriti.

É l’umiliazione (del pensiero) il “peccato originale”:
la prepotenza reale è una versione dell’impotenza intellettuale.

Narciso, la più antica cartella clinica della schizofrenia catatonica, nella sua superbia siede nel trono disgustoso delle sue deiezioni:
è la deriva offerta alla sovranità, che è l’unica soluzione che esista se esiste soluzione.

 

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