COMPLEANNO: ME VOICI!

Sabato domenica 3-4 dicembre 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

Con la regia di Raffaella Colombo, alcuni Amici (vedi “Amicizia del pensiero”) hanno approntato una festa per il mio 70°, questa domenica 4 dicembre [1]:
ho accettato con gratitudine il loro dispendio perché gratuito non donativo:
ho già introdotto questa distinzione, a favore nostro e a sfavore dei greci, i “dànai”.

Il biglietto d’invito a tale festa riferisce un breve dialogo tra J. Lacan e me, un dialogo effettivamente realizzato da me nei decenni:

Lacan, Dun discours qui ne serait pas du semblant (Seminario 1971).
B. Contri, Le voici!

Semblant”, pura finzione, als ob o come se, la vita è sogno cioè non è vero niente (Barocco):
il suo regime o discorso è quello del dis-Ordine simbolico, infernale cielo stellato, non lingua bensì zizzania della lingua (come i virus informatici):
si trattava di operare il passaggio dal Simbolico, disordine patologico anzitutto intellettuale, all’unico Ordine, quello giuridico, che è salute anzitutto intellettuale:
questo passaggio ne ha poi comportati altri due, la sostituzione della materia prima all’oggetto, e la sostituzione della lingua come nomi di azioni alla lingua come nomi di cose:
ecco perché posso dire “Le voici!”, una rivoluzione costituzionale tutt’uno con la guarigione.

É ciò che ho fatto, ossia un passaggio:
avendo iniziato a leggere Freud a vent’anni (Medicina 2°), e avendo iniziato con J. Lacan a ventisette (1968), l’anno dopo (1969) iniziavo il mio Dottorato a Parigi dal titolo Loi symbolique/loi positive (con Roger Bastide, Roland Barthes, Claude Lefort), passando poi il tempo a completarlo.

In più alla data di oggi dispongo dei duecento grammi in quattro DVD della mia Opera omnia, opera con cui rispondo alla dedica fattami da J. Lacan nel 1974, “A qui si non à qui?”

Mi sento oggi come il “servo” della parabola dei talenti, quello che restituisce il centuplo per un compenso diverso dal salario.

Ho così concluso ma non ho finito, sono pronto sia per altre mille vite in saecula saeculorum, sia per lasciare qui e ora il mio pugno di polvere, soddisfatto in ambedue i casi, tanto più ora che non mi lascio più insoddisfare da quell’eternità e quell’anima che ci perseguitano da millenni.

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[1] Per l’esattezza il mio compleanno ricorre il 4 novembre, il differimento di un mese obbediva a un’esigenza pratica.

 

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