NON PIANGO STEVE JOBS

Sabato domenica 8-9 ottobre 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

Vale ciò che ne ho scritto ieri:
un bambino, non “genio”, “guru”, “visionario”, “pifferaio magico globale”, “ingegnere dei nostri sogni” e altre sconcezze:
anche lui ha aperto un Canale di Panama, un impossibile fatto reale (vedi Speranza, e il buon impossibile, giovedì 6 ottobre).

É il Canale di Freud a incontrare ancora ogni resistenza.

Sulla morte sottoscrivo ciò che ha detto Jobs, con la conseguenza che mi seccherebbe se qualcuno piangesse la mia morte:
lui ha detto “La morte è la migliore invenzione della vita”, e proprio lui che di invenzione si intendeva.

É una verità di cui il cristianesimo ha perso l’occasione, tra le tante che ha perso.

É l’occasione per la prima e più sensata nonché pratica delle domande:
se quell’artefatto che siamo e chiamiamo “uomo”, uomo e donna, valga la nostra passione o desiderio:
tanto da avere voglia che duri in saecula saeculorum, se mai se ne presentasse l’opportunità.

La passione di Gesù non è affatto la via crucis, botte e chiodi, bensì l’uomo stesso, tanto da volere diventarlo e coltivarsi tale, intendo motricità-sensibilità-pensiero:
tutti i cristiani recitano il Credo, ma nessuno pensa che, se le cose stanno così, allora il suddetto esiste allo stato di motricità-sensibilità-pensiero:
sembrerebbe ma non è vero niente come diciamo da secoli (Barocco).