L’ODIO PER IL BAMBINO

[Medesima premessa di ieri.]

Di solito non riconosciamo niente o quasi:
ma meno di tutto l’odio adulto per il bambino.

Esso ha inizio dal timore per il suo giudizio, che rivolge a tutti gli adulti genitori compresi, parenti, visitatori:
silenziosamente ma visibilmente mostra se gli andiamo a genio:
questa espressione dice bene il concetto di principio di piacere, che è principio di giudizio nel suo distinguere piacere da dispiacere, sì da no, ossia principio di non contraddizione in atto (ma chi pensa logico il bambino?)

A quel riconoscimento sono arrivato lentamente, come quella volta circa vent’anni fa che ho visto una madre rimproverare con ferocia la bambina (coetanea della mia) qualsiasi cosa facesse:
non una sola volta ho visto il padre difendere la figlia:
l’esito è stato infausto malgrado l’avvicendarsi di Psicologi, tutti incapaci di concepire l’odio per il bambino.

Non molto dopo mi è venuto da chiedere a un amico biblista se i bambini di cui si parla nei Vangeli fossero quelli fino ai cinque-sei anni, o quelli più grandi (una differenza notoria e vistosa):
la mia sorpresa fu la scoperta che i biblisti non se l’erano mai chiesto: ma “cosa si campa a fare?”, fu il commento tra me e me:
ho poi riscontrato che all’amico biblista la domanda non era piaciuta, e che l’amicizia si è intiepidita.

mercoledì 26 ottobre 2011

 

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