“FREDDO DI CHIAMATA”

Una persona che ben conosce il napoletano mi ha appena informato di uno straordinario detto che definisco diagnostico:
“Freddo di chiamata”.

Noi psicoanalisti siamo a corto di diagnostica
− per non dire della miserabile diagnostica psichiatrica di oggi, prima almeno avevamo quella kraepeliniano-freudiana −,
e non sappiamo approfittare dell’abbondante diagnostica che è disseminata nella lingua.

In questo esempio si tratta di una diagnosi di frigidità in generale, di cui quella comunemente nota è solo un caso particolare, e che ha il merito di descrivere la frigidità in ambedue i sessi anche fuori dalla vita sessuale:
si tratta di chi non si lascia ec-citare, chiamare fuori, ossia che non va all’appuntamento neppure quando ci va fisicamente (a volte perfino facendo sesso).

Non faccio metafora, si tratta propriamente di patologia, o di quello s-venimento di cui quello corrente è solo un caso particolare:
e in fondo l’analisi dovrebbe portare a riconoscere la diagnostica generale come condizione per la guarigione da una diagnostica particolare.

Un altro esempio di autentica diagnostica presente nella lingua è l’espressione “perdere la testa” per descrivere l’innamoramento:
che ne è definito per quello che è, un caso di demenza, ossia il “narcisismo” come schizofrenia.

Un altro caso di frigidità è quello di tutti coloro che non si lasciano contaminare da una parola nuova, o da un nuovo giro di frase e di argomentazione:
ne ho dato l’esempio più grave che conosco a proposito di qualcuno che ha continuato a pronunciare “Uìttengstein” anche dopo avere ascoltato numerosi cultori di questo autore:
non do altri esempi recenti del genere perché alcuni si potrebbero riconoscere.

mercoledì 12 ottobre 2011

 

THINK!

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