PRECLUSIONE DELLA MORALE

Sabato domenica 9-10 luglio 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

Rincaro su sabato-domenica 2-3 luglio, Purezza e salute.

Una ventina di secoli fa avrebbe potuto accadere (geschehen, non il greco divenire o werden) qualcosa, semplicemente perché annunciato ossia proposto, e praticabile:
ma se ciò non si verifica entro un tempo determinabile, questa situazione di non accadere si chiama “preclusione” (la forclusion lacaniana).

Tutta la popolazione sa che cos’è anche quando non conosce questa parola:
c’è ogni qual volta si fa un’istanza di iscrizione (all’Università, a un Bando di concorso) aldilà dei termini cronologici prefissati.

Ho alluso sopra a un’antica preclusione, quella di una rivoluzione della morale rimasta nell’inadempienza più rigorosa di quel possibile proposto ma non praticato:
Gesù aveva rifondato la morale precedente in ogni tempo e luogo sull’atto di parola (o meglio di frase) con la proposta che riformulo:
il giudizio morale – approvazione prima che riprovazione – si deve riferire all’atto linguistico prima che a ogni altro atto (“Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma ciò che ne esce”, Mt 15, 11).

Dalla preclusione di questa rivoluzione morale, ha avuto inizio la difforme cascata bimillenaria di tutto ciò che può accadere come resto in seguito a ciò che non è accaduto.

I primi caduti sul campo sono stati i sessi senza pietà per nessuno, l’impurità venendo collegata a ciò che entra nel corpo della donna, salvo poi riscattarla con ciò che ne esce, il bambino:
donde poi il destino, e rio destino, del bambino ridotto a funzione di riscatto o, con la parola di Freud, risarcimento.

Non si è potuto neppure pensaredire che si è trattato di un bivio logico tra due diverse Civiltà.

Sono poi passati diciotto secoli perché la medesima proposta morale si ripresentasse per opera di Freud:
in cui morale è la frase o atto linguistico senza omissione né sistematizzazione:
così cambia anche radicalmente il contenuto di moralità-immoralità, immediatamente collegato com’è con la verità (con v sempre minuscola).

Questi diciotto secoli non sono stati completamente gettati, perché hanno consentito anche solo il pensiero del collegamento tra moralità e salute “psichica”, che è salute del pensiero in quanto tale.

Poi abbiamo ricominciato a gettarli avversando l’abc di Freud, in tutto poche idee chiare e distinte.

Non dovrebbe sfuggire il  legame morale-pensiero, morale-intelletto, morale-ragione.

Lacan collegava la psicosi con una preclusione (quella del “Nome del Padre”), e gli riconosco ragione, ma non ne ha detto molto di più.

La chiusura dei manicomi (cfr. Basaglia) non ha prodotto di meglio di essi, semplicemente coincideva con la scoperta che la open society come manicomio andava altrettanto bene, o male.

La storia del Cristianesimo è stata un formidabile e unico ricettacolo di tutta la psicopatologia (nevrosi, psicosi, perversione), ma regolarmente disconosciuta (ricordo R. M. Bell, 1942, it. 2002, La santa anoressia).

 

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