A SCUOLA DI PSICOANALISI

Un bambino di sei anni ha occasione di entrare nello studio della giovane zia psicoanalista, e più tardi commenta:
− Io so che cosa fa lo Psicologo:
uno va sul suo lettino e gli dice che vuole venire via da casa, e di aiutarlo a trovare un lavoro.

Lo so dalla zia stessa, che ha giudicato “simpatico” il bambino:
le ho suggerito di unire alla simpatia la stima, possibilmente senza quel sorrisino compiaciuto dell’adulto che fa da censura a tutto ciò che di valido sanno dire i bambini.

In generale, gli adulti censurano il fatto che il bambino osserva e giudica tutto, e ne hanno terrore:
cioè pensano il bambino come il Gargantua terrificante di G. Doré.

Ma in fondo anche Rabelais lo pensava così, tanto da fare poi subentrare l’educazione per addolcirlo.

Nel censurare il bambino, l’adulto fa entrare in funzione la sua precedente censura, e il ciclo ricomincia.

La frase di quel bambino fa scuola di psicoanalisi.

PS

Questo bambino:
1° ha correttamente unificato Psicologo e Psicoanalista,
2° solo lui è scusabile di avere detto “lettino”.

lunedì 11 luglio 2011

 

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