UN CHIERICHETTO DELL’ISTINTO

Lunedì sera in TV ho udito l’intervista a uno dei più noti intellettuali-giornalisti italiani, la cui opinione è ascoltata con un rispetto che raggiunge la reverenza:
un sicuro democratico e liberale di sinistra, un discepolo irreversibile di Adamo Smith.

In un risvolto dell’intervista egli ha dichiarato con fermo candore che gli uomini sono sempre e comunque guidati da istinti, poi canonicamente distinti in egoistici e altruistici:
non dico che non credevo alle mie orecchie, perché la mia vita è cambiata da tempo proprio in questo, nel passare a credere alla lettera a ciò che le mie orecchie odono e che i miei occhi vedono a partire dalla lettura:
dovrebbe essere nota l’allusione al Salmo (115, o 113 B, 5-7), che pongo a esergo alla psicoanalisi stessa.

Ho poi raccolto le due immediate similitudini presentatesi al mio pensiero, quella con un chierichetto secolarizzato e quella con un tolemaico da vecchi tempi che non poteva neppure prendere in considerazione che le cose potessero non stare così:
quest’ultimo tutt’al più avrebbe potuto convertirsi all’idea che fosse la terra a girare intorno al sole, ma non farsi all’idea che almeno in fisica non c’è alcun girare intorno, che la legge di moto dei corpi celesti non ha centro, o anche non ha oggetto, ossia Copernico poi Newton.

Sto parlando di uno dei quattro capitoli dell’uomo vecchio, quello che non ammette, che dico?, neppure concepisce che le cose possano stare diversamente dalla Teoria presupposta (“istinto”), obbedita con dogmatismo inespugnabile come una Cittadella sacra:
men che meno si saprà poi concepire che è questo dogmatismo non religioso a sorreggere quello tradizionale a confezione religiosa.

Nei quattro dogmi dell’uomo vecchio – 1° istinto(-sessualità), 2° amore, 3° ontologia, 4° religione -, il Medioevo secolare è iniziato da poco, inclusivo di quello religioso.

Fin dall’epoca liceale davo retta ai maestri che mi ammaestravano a essere critico, a discutere, e io li ho ascoltati:
ma dopo qualche tempo ho dovuto costatare che l’ammaestramento era del tipo “Armiamoci e partite!”

Ma soltanto altri anni dopo ho scoperto che la critica, indubbiamente necessaria, se vuole avere tenuta deve avere voglia, che senza passaggio a un altro Ordine di pensiero, anzi senza passaggio da Sistema(-censura) a Ordine, essa resta nell’inefficacia.

Freud chiamava l’inefficacia “preconscio”, ma da anni faccio osservare che questo lessico − non il concetto − è inservibile:
tutto il mio vero lavoro è iniziato quando sono passato da “pulsione” a “legge di moto”, con tutte le conseguenze sdogmatizzanti i quattro dogmi.

mercoledì 15 giugno 2011

 

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