“UCCI UCCI …

Sabato domenica 4-5 giugno 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

… sento odor di cristianucci”, nella favola Jack e il fagiolo magico di Richard Walker.

L’articolo di giovedì 2 giugno, Incidenza politica, terminava così:
“Conosciamo l’abuso di potere, sarebbe ora di riconoscere l’abuso di ‘amore’ “:
am-ati da questo, siamo soggiogati a credere qualsiasi cosa, con totalizzante incidenza politica fino al “sogno” (americano eccetera).

Quousque tandemabutēre …:
in fondo Berlusconi ha solo abusato del nostro abuso di pazienza:
è la pecca della “Sinistra” il non capire nulla di ciò che ho appena scritto.

Quel “soggiogati” è uno dei due significati della parola “soggetto”, e nella mia lunga prossimità con J. Lacan ho dovuto e potuto distinguerli, non facilmente.

A questo scopo c’è voluto il passaggio da me operato della “pulsione” a legge di moto, con sostituzione della materia prima all’oggetto, e della partnership di lavoro al “rapporto” inesistente soggetto-oggetto:
è la differenza tra normalità e patologia:
nell’oggetto la normalità è solo una variante civilizzata della patologia

“Ucci ucci” è un’impertinenza meritatissima dai cristiani, che continuano a non fare nulla per cessare di meritarla:
e forse continuerà così in saecula saeculorum e io, che non sono luterano, non faccio nulla per riformare.

La riforma è solo riedizione, e il clergyman ha rieditato la talare come si dice mettere una toppa peggio del buco:
il nuovo è solo caduta del vecchio, non riforma.

Il povero Buongesù è stato reso povero (di mente) e dunque Buongesù, proprio perché si è ignorato che il suo amore sovvertiva l’Ordine del vecchio amore lasciandolo cadere:
in proposito egli era già stato sgradevolmente chiaro a dodici anni quando, recatosi al Tempio per fare l’esame di maturità
− ovviamente studiava da rabbino già da anni, dunque il Bambingesù è finito presto −,
ha minacciato a muso duro i suoi di togliergli il saluto se si fossero comportati ancora in quel certo modo;
e anni dopo è stato ancora duro con qualcuno che ha cercato soavemente di imporgli l’amo(r) di madre (“beato il ventre che … e il seno che …”), il mal di ma(d)re o angoscia.

Povera Madonna!

L’amore di Gesù rivoluziona l’Ordine del vecchio amore:
è la parabola economica dei talenti, e la proposizione anti-ontologica “l’albero si giudica dai frutti”, e il fatto di apprezzare l’umanità per il fatto di aggiudicarsela come profitto personale, e non per il fatto di sacrificarsi per l’umanità ossia l’amore oblativo-ossessivo:
la storia del cristianesimo l’ha fatta grossa presentando l’“amore” di Gesù sotto il profilo del sacrificio.

Ho già fatto osservare che egli contrastava filosoficamente Platone, Buddha, e poi Kierkegaard e quasi tutti gli altri, salvo l’ebraismo eccetto quello ellenizzante:
ossia contrastava il pensiero tradizionale che l’uomo è variamente s-porco:
è un pensiero “normalmente” veicolato dalla repellente pubblicità dei deodoranti (che muove dal presupposto che siamo s-porchi e s-porche), una pubblicità indubbiamente ispirata da Platone.

Gesù risolveva lo zimbello quadrupede (vedi venerdì u. s.), era moderno, uomo nuovo.

 

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