IL PROCURATORE DELLA GIUDEA

Venerdì sabato domenica 10-11-12 giugno 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

Titolo di un  racconto breve di Anatole France del 1902, edito da Sellerio nel 1980 e riedito nel 2009.

Ho ricordato lentamente di averlo già letto numerosi anni fa, ma era stato come se non lo avessi notato, il che posso fare oggi con un’idea nuova.

L’autore racconta l’incontro di due patrizi dell’antica Roma ormai anziani, tra il regno di Tiberio e quello di Caligola, vecchi amici e accomunati da sfortunate vicende politiche, Ponzio Pilato e Elio Lamia, quest’ultimo grande viaggiatore in Oriente tra l’altro nella Giudea dei tempi di Pilato.

Al termine del mesto dialogo tra i vecchi amici, Lamia domanda a Pilato a proposito di “un giovane taumaturgo della Galilea”:
−“Si faceva chiamare Gesù il Nazareno, e fu crocefisso non ricordo per quale delitto. Ponzio, ti ricordi di quest’uomo?”

Risposta di Pilato:
−“Gesù? Gesù il Nazareno? No, non ricordo.”

Trovo che Anatole France  ha mirato giusto, questa domanda fa giustizia di tutto il cristianesimo senza Cristo:
infatti, perché mai Pilato avrebbe dovuto ricordare?

So anche troppo bene che molti lo biasimerebbero con la “ragione” che non è ammissibile che non ricordasse una simile personalità affascinante, dal magnetismo divino, una meteora venuta da cielo in terra a miracol mostrare, insomma un Mandrake celeste:
in altri termini, segni di riconoscimento puerili, tali da escludere per insussistenza ogni ricordo.

A questi “cristianucci” (vedi Ucci ucci …”, sabato-domenica 4-5 giugno) neppure viene in mente che il segno distintivo e come tale memorabile, foto segnaletiche a parte, è un pensiero, un discorso, pratico come ogni discorso e pensiero, il che è proprio ciò che rende degno di nota Gesù (sempre più vedo che non vuole saperlo nessuno).

Allora, il Pilato di Anatole France rappresenta non lo scetticismo d’antan bensì, e largamente, i cristiani stessi:
ma certo, questa osservazione non può far loro piacere.

     Notabene esegetico

Il quadruplice scambio tra Pilato e Gesù (Gv 18, 33-38, 19, 9-11) assume significato solo nel contesto della conoscenza del pensiero di quest’ultimo, ma non poteva averne per Pilato, che tutt’al più poteva trovarvi gli indizi di una personalità religiosa degna di rispetto e di assoluzione:
in conclusione, nella sua numerosa casistica giudiziaria non aveva motivo di ricordare questo caso in particolare.

     Conclusione della conclusione

C’è una differenza tra Pilato e i cristiani:
Pilato non aveva motivo di ricordare, i cristiani hanno motivo di non ricordare:
non dico che la rimozione ha avuto inizio nell’era cristiana, però questa l’ha rilanciata “alla grande”:
donde l’ambivalenza verso Freud.

 

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