STARCI CON LA TESTA

Questa espressione italiana è molto buona.

Mi piacciono i regolamenti di conti quando non sono a sfavore di qualcuno, al contrario:
l’ho imparato solo dalla psicoanalisi, che non a caso già anni fa definivo come purgatorio senza pena, mentre la pena come tale non è mai purgatoria.

Il regolamento di ieri Il carrozzone, appena preceduto da altri, ha disegnato un carrozzone che, una volta riconosciuto, decade il caso di abbandonarlo, e perfino lo tengo con rozza simpatia, come quando canticchio certe canzonette mariane, per esempio “Andrò a vederla un dì”, in cui tanto sonora è la confusione patologica e patogena tra donna e madre [1].

É senza implicazioni teologiche che ripeto che se Cristo siede alla destra del Padre, Freud siede alla sua sinistra, per avere fatto la rivoluzione circa l’uomo-animale (“animale razionale”, “animale politico”):
nell’uomo non c’è animale, neppure quando è proprio una … bestia:
la sua realtà biologica, materiale, non è animale, non ha leggi che di pensiero, anche nel peggio, in cui ci mette sempre del suo.

Rimando al carrozzone di ieri, sapendo che di carrozzoni ce ne sono anche altri.

Si tratta della differenza tra carrozzone e Istituzione, e del pensiero (come tale individuale) come Istituzione esso stesso tra altre:
è questo a farne la dignità − starci con la testa −, o la dignità della persona non in o come maschera, anche se si fa la maschera.

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[1] Già a dodici anni, testi alla mano, Gesù non aveva più Mamma.

lunedì 2 maggio 2011

 

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