FONTI ED ESILIO

Sul cognitivismo ieri non ho fatto lo spiritoso, esso si propone come un’alternativa di civiltà quanto alla fonte, di pensiero e di moto individuale, alternativa nel senso del non esserci fonte individuale:
è Freud la civiltà della fonte individuale della legge, e la lotta è senza quartiere da un secolo.

Non diversamente per la Teoria delle emozioni al posto degli affetti:
non si tratta di alternativa tra Teoria giusta e sbagliata, ma di due umanità diverse, e negli affetti il soggetto è fonte, non nelle emozioni.

Lo avevo già detto con particolare chiarezza quando ho osservato che Freud aveva perso un’occasione, per non avere chiamato Comportamentismo la sua scienza, visto che in questa si tratta delle leggi di moto dei nostri corpi, e della parte attiva che noi vi abbiamo come fonte della loro costituzione:
il Comportamentismo (Watson) si è fatto fonte escludendo il soggetto dalla posizione di fonte:
dunque nulla a che vedere con la distinzione tra interiore (con la sua introspezione) e esteriore, tra soggettivo e oggettivo.

Il Comportamentismo non aveva ancora avuto la sagacia del Cognitivismo nello spingere fino al pensiero l’alternativa di civiltà tra le fonti.

Queste Culture, dette anche Psicologie, sono Culture dell’esilio:
dovrebbero recitare il Salve Regina (“post hoc exilium”).

Si tratta di esilio del soggetto capace (già il bambino) dal territorio della sua facoltà.

Ho anche già detto che la maltrattata parola “inconscio” designa non una parte del pensiero, ma il pensiero in esilio che si “arrangia” come può a riasserirsi:
con tutta la stima che ho per ciò che è napoletano (diciamo Totò e Eduardo), non mi proibisco di dire che l’inconscio è napoletano anche in Cina.

Posto il soggetto come fonte di legge del suo moto, questi si troverà a trattare con ogni altra fonte di legge, e questo trattamento-trattativa ne fa un sovrano.

A partire da questa posizione di fonte, si profila la possibilità che la parola “amore” acquisti un senso, contro la sua ordinaria sciagurata insensatezza:
il Dio Eros con le sue imperative frecce è stato il primo comportamentista, anzi no il secondo, perché il primo è stato, benché per poco, Adamo che si è posto a dare leggi ai moti dei corpi naturali:
si dice “dare nomi alle cose”, ma era un’idea già platonica, Bibbia sì ma interpolata, subito crisi (“perplessità”).

giovedì 5 maggio 2011

 

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