FISTÙN DE VERSA …

Sabato domenica 21-22 maggio 2011
in anno 155 post Freud amicum natum

 

Fatto 30 facciamo (10)31:
proseguo con l’impertinenza pertinente, come nel recente “Porco D..!” o la bestemmia di Platone di martedì 17 maggio.

L’espressione milanese completa è “Fistùn de versa piantà in del mes del pràa”:
per chi non lo sapesse, il fistùn de verza è l’inutile radice del cavolo che resta infissa nel campo dopo che il cavolo è stato raccolto:
denota la fissazione a … nulla, benché il campo resti reale e indifferente all’indifferenza del fistùn.

E’ l’idea con cui Dante rappresenta la Trinità, in cui i fistùn sono tre, piantati nell’infinito … nulla.

Non penso che i Tre ne siano lusingati:
ma neppure penso che lo manderanno all’inferno, per la ragione che ho colto assai lentamente:
ossia che Dante è un moderno precoce, e che la Commedia con le sue grossolane carnascialesche eresie è anche una satira dell’Aldilà.

Di questa satira non ho ancora presentato il pezzo migliore, la “candida rosa”.

Fra i precedenti 30 segnalo i recenti:

SpA coniugale, venerdì 20 maggio
Porco D..ovvero la bestemmia di Platone, martedì 17 maggio
Habemus Papam e infallibilità, venerdì 13 maggio
John Doe, martedì 10 maggio
Il carrozzone, sabato-domenica 7-8 maggio

 

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