COGITUS INTERRUPTUS

Facile battuta di un mio ex cliente, persona per nulla volgare capace di queste goliardate d’altri tempi, quelli di un Liceo come il mio costellato di strafalcioni colti in latinorum:
ancora pochi decenni, ed ecco un esempio di civiltà perduta, più dei Maya.

Il buono della battuta è di non essere puramente gratuita, perché ha un corrispettivo reale in persone d’ambo i sessi, indotte fin da bambini al cogitus interruptus (sorte comune, tutti ci vivono):
un cogito che l’analisi rilancia come si dice rilanciare l’economia, ma che può interrompersi ancora per un oscurantismo di andata che può vanificare l’analisi stessa.

Nell’ordine colto, battutaccia per battutaccia, è buona quell’altra dei miei tempi liceali, coito ergo sum:
tanto più se si evita la pornografia ridanciana del concepire il co-ire, o il rapporto, come sessuale, oppure cameratesco(-omosessuale) cioè squisitamente sensibile:
il regime dell’appuntamento – affari illimitatamente, coniugio incluso – li precede ambedue.

Il cogito di Cartesio era in sé già interruptus da due limitazioni:
1° limitazione, quella di non considerare il cogito come in sè illimitato, come ha mostrato Freud trattando anche il sogno (e il lapsus) come un caso di cogito, il che Cartesio non riusciva neppure a … sognarsi;
2° limitazione, quella di non considerare come caso di cogito a pieno titolo il pensiero nell’infanzia.

Queste limitazioni implicano l’impotenza a pensare, che cosa?:
1. il cogito legislativo chiamato da Freud “pulsione”;
2. l’“inconscio” come il medesimo cogito in esilio (vedi Fonti ed esilio, giovedì 5 maggio);
3. la psicopatologia come le dis-avventure del cogito stesso.

Risulta la Storia della filosofia come avventure e soprattutto dis-avventure dello stesso cogito, per lo più interruptus.

Dotti e indotti, molto o poco scolarizzati, coincidono tra loro nel non poterlo neppure pensare:
l’analfabetismo di andata li colpisce ambedue.

mercoledì 11 maggio 2011

 

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