TRASPORTO O RICATTO AMOROSO

Si dice “amore” ma, se si conosce l’italiano, si pronuncia “trasporto”, forma sostantivale del verbo transitivo “trasportare”, sinonimo di “trasferire”:
la parola “amore” diventa finalmente non indispensabile, e perfino equivoca (da millenni).

E’ l’operazione linguistica di Freud sull’amore:
c’è Liebe perché c’è Űbertragung.

Vero che non basta il trasporto da Ministero dei Trasporti perché, nell’accezione per cui questa parola definisce senso e significato di “amore”, il trasferimento è un bonifico che a sua volta non è un dono ( è l’errore più grave) bensì una materia prima elaborabile-accrescibile dal ricevente, e non necessariamente con ritorno diretto sull’emittente:
l’amore è quello della parabola dei talenti, e cessa di essere il nome di un ricatto “amoroso”, l’amore dell’amo, i cui danni non sono inferiori a quelli della guerra.

In un Convegno di pochi giorni fa mi è stata ancora rivolta l’obiezione che faccio “filosofia”, che non parlo del bambino “vero”, perché il bambino “vero” è quello che ha bisogno di amore:
– ma almeno mettiamoci un po’ di dignità logica, e riconosciamo che si tratta di domanda d’amore come precisava J. Lacan -:
ebbene no!, il bambino della domanda d’amore esiste sì, ma è quello già malato, sequestrato, e consegnato all’angoscia perché segnato dalla paura di perdere un Oggetto detto “Amore” che non esiste:
un Oggetto designato da una parola priva di senso e significato, oscuramente depositato nel caveau vuoto di un Altro che a sua volta ha perso esistenza in quanto un tale caveau vuoto.

venerdì 15 venerdì 2011

 

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