SEQUESTRO E DIRITTO (bis)

L’articolo di ieri è quanto mai politico, se confrontato con l’alto rischio di antigiuridicità nel nostro paese, con le sue nere conseguenze:
il fatto è che il Diritto inizia prima, e proprio per questo parlo di un Primo diritto a sostegno anzi sussidio (ecco la sussidiarietà) del Secondo, quello comunemente inteso:
l’attentato al Diritto non viene da Attila, Gengiz Khan o dai Panzer ma dall’amore dell’amo con il suo sequestro.

Il sequestro inizia dal bambino e prosegue incessante:
la vecchia espressione “dalla culla alla bara” designa sequestro (come già la Sfinge di Edipo Re).

Qui il peccato (proprio così: peccato) è generale, basti pensare all’orrore dell’espressione “Partito dell’amore”, che le Opposizioni nostrane non hanno affatto saputo criticare:
nessuna voce in esse ha saputo semplicemente osservare che l’espressione è insensata e intrusiva, sequestrante, che nessun Partito o Governo, anche di sinistra, ha titolo o competenza a mettere le mani sull’amore, che le mani sull’amore sono l’amore dell’amo.

Giù le mani dall’amore e dalla felicità!, mi riferisco anche all’espressione “Partito della felicità” nata su un’altra sponda politica:
insomma nel peggio siamo sempre bipartisan.

La “Politica” con virgolette ha il modesto compito di occuparsi di un piccolo pacchetto di affari per favorire la, diciamo così, viabilità stradale dell’intera popolazione:
per il resto deve tenere giù le mani dalla … Politica senza virgolette (non dal “Privato”), cioè dal principale e sempre maggioritario pacchetto di affari umani, che come tale sta in capo a ciascuno, così come a ciascun legame sociale liberamente e legittimamente costituito:
è questa Politica con il suo Diritto a sussidiare la “Politica” con il suo Diritto:
invece il rapporto di sussidiarietà viene sempre invertito.

E’ invalsa, ahimè, la distinzione Politica/Cultura, che mi risulta più praticata nella “Sinistra”:
qui si censura che l’atto intellettuale, come tale linguistico, e l’atto artistico, come tale intellettuale, è politico.

Ci sono stati tempi e paesi in cui l’atto intellettuale è stato perseguitato perfino ferocemente, con roghi di libri e perfino dei loro autori:
ora, pur detestando senza concessioni i regimi autoritari, è il caso di riconoscere che solo loro hanno saputo riconoscere come politico l’atto intellettuale:
e in effetti la Cultura distinta dalla Politica è ambito e dimensione di censura ancora più radicale di quella dei regimi autoritari.

Rammento il solo titolo freudiano Il disagio nella Cultura, che produce il disagio della Civiltà.

giovedì 7 aprile 2011

 

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